Giovedì, 11 Ottobre 2012 14:00

da luglio 2013 partono i nuovi aumenti dell'IVA

Inizialmente si temeva che dall'estate 2013 l'IVA aumentasse di due punti percentuali, ma il governo ha fatto intendere che, "avendo fatto bene i compiti", questa misura non sarebbe stata necessaria. Ma alla fine l'aumento dell'IVA è stato approvato. in versione ridotta, meno male. Consumatori, cominciate a preoccuparvi.

Alla fine della lunga storia, fatta di timori e smentite, Palazzo Chigi ha deciso una mezza misura. Mezza sì: un aumento dell'IVA di un  punto invece che due. A questo punto, salvo ultimi ripensamenti - d'obbligo in questi casi - da luglio 2013 l’IVA passerà al 22% per i beni tipo abbigliamento, auto, carburante, tecnologia e via dicendo,  mentre salirà all’11% per generi alimentari, farmaci, gas ed elettricità per uso domestico e via dicendo.

Sì, ma al consumatore finale cosa arriva? Vediamo qualche stima degli effetti - catastrofici - di questa misura.

In una sola frase, possiamo dire che i prezzi finali al consumo, in misura differente a seconda del tipo di bene di cui si tratta, andranno alle stelle. Altrimenti detto, l'aumento che le famiglie percepiranno sarà ben oltre l'1%.

Per cominciare  FEDERAUTO , voce dei diversi concessionari di auto, ha criticato aspramente questa notizia in quanto prevede un ulteriore abbassamento dei propri fatturati, in quanto - in valore assoluto - i prezzi finali delle auto aumenteranno in modo non per tutti sostenibile. 220 euro per auto, si stima in media. E già il mercato automobilistico di oggi non è certo brillante.

Ma la vera nota dolente, ancora denunciata da FEDERAUTO ma anche da ADUSBEF, è per il rincaro - nuovamente - dei prezzi del carburante. Si stimano 41 euro annui per ogni utente delle due o quattro ruote. Altro motivo in più per non comprare l'auto o per tenerla ferma sotto casa. 

A parte tenere ferma l'auto, sicuramente la spesa va fatta. Ed ecco altri salassi: l’aumento di quello che per i tecnici è un “solo” punto percentuale secondo COLDIRETTI può tradursi in 500 milioni di euro in più per la spesa in generi alimentari. Dal 10 all’11% per  uova, pesce, yogurt e carne ma anche riso, zucchero e farinacei. Dal 21 a 22%, invece, i beni alimentari non di primaria necessità, come alcolici, acqua minerale, tartufo e così via. Gli aumenti sono stimati in una spesa extra di 324 euro per ogni nucleo familiare di 3 persone, 432 per famiglie con quattro componenti.

Effetto finale? Il crollo ulteriore dei consumi, come si diceva. E già nell’anno in corso la vendita di latte è calata del 7%, quella di olio del 5%, quella di carne di maiale e di vino del 2% e quella di frutta e pasta di un punto percentuale - solo per fare qualche esempio.

Comunque, risponde il governo per voce del Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania, il rischio del crollo dei consumi di generi alimentari viene di fatto scongiurato grazie alla riduzione dell’IRPEF, che serve a mettere in circolo denaro migliorando il potere d’acquisto.

Ulteriore impatto - si stima a livello di macroeconomia - tale misura ce l'avrà il rendimento dei titoli di Stato a media o lunga scadenza. Che, come si intuisce, non sono affatto indifferenti all’andamento dei consumi. Questi ultimi infatti potrebbero subire ripercussioni negative con conseguente aumento dello spread.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

Letto 753 volte