Venerdì, 24 Luglio 2015 14:49

cumulo dei redditi con la pensione: quando e come è possibile

Analizziamo in dettaglio quando è consentito il cumulo dei redditi da pensione con quelli derivanti da lavoro dipendente, lavoro autonomo o da attività.

Domanda semplice: è possibile, da pensionati, continuare a lavorare in azienda o come consulente o addirittura in proprio, evidentemente cumulando pensione e reddito diciamo "attivo"? Dipende. Dal tipo di trattamento pensionistico che si percepisce, essenzialmente.

In linea generale, non esistono divieti che impediscano il cumulo dei redditi da lavoro con la pensione di vecchiaia, di anzianità o anticipata. Ma di fatto ci sono vincoli di reddito entro i quali attenersi per quel che riguarda le pensioni di invalidità e per quel che riguarda la pensione ai superstiti sia di reversibilità sia indiretta.

Infatti, a determinare l'importo delle pensioni è il reddito del beneficiario. Per la pensione di invalidità, sono previsti due tagli e può variare in base alla provenienza del reddito da lavoro, distinguendo tra lavoro dipendente e lavoro autonomo. Per la pensione ai superstiti, invece, i tagli variano dal 40% al 50% in base al reddito del superstite.

Vediamo meglio in dettaglio, iniziando proprio con la pensione di vecchiaia e di anzianità.

E' sempre possibile il cumulo dei redditi da lavoro con la pensione di anzianità o di vecchiaia (compresa quella anticipata) erogate dall'INPS, sia quelle erogate con il sistema retributivo che con il sistema contributivo. Ecco i requisiti: 

- 65 anni di età (60 se donna)

- 40 anni di contributi

- 35 anni di contributi e 61 anni di età

Con questi requisiti, la cumulabilità dei trattamenti previdenziali con i redditi da lavoro è pressoché totale, anche qualora la pensione sia stata liquidata interamente con il sistema contributivo.

C'è un "però", il caso dell' "opzione donna". Ovvero, il caso del cumulo dei redditi da lavoro con una pensione interamente calcolata con il sistema contributivo (all'età di 57 anni per le lavoratrici dipendenti e di 58 anni per quelle autonome) non è però chiarito dal legislatore: le donne, infatti, possono scegliere una decurtazione del trattamento pensionistico in cambio di un accesso alle pensione con 57 anni di età e 35 anni di contribuzione versata. E ciò non è in linea - i requisiti sono inferiori - con quanto richiesto per la cumulabilità dei redditi da pensione con quelli da lavoro applicando rigidamente la normativa suddetta.

Oltretutto, l'opzione donna non viene considerata come una pensione erogata con il regime contributivo puro ma come un trattamento pensionistico di anzianità: in tal caso, quindi, il cumulo sarebbe possibile.

E passiamo al cumulo dei redditi da lavoro con quelli derivanti da assegno di pensione di invalidità. Per i titolari di tale assegno occorre notare che esso si riduce quando il reddito del beneficiario supera determinati limiti:

- riduzione del 25%, se il reddito ricavato da lavoro dipendente, autonomo o da impresa supera 4 volte il trattamento minimo in vigore dal 1 gennaio di ciascun anno

- riduzione del 50%, se il reddito in questione supera di 5 volte l'importo del trattamento minimo.

E veniamo alla pensione ai superstiti: i relativi fruitori tengano conto che:

- se il loro reddito annuo ricavato dall'attività lavorativa, sommato agli altri redditi del pensionato, è compreso tra 3 e 4 volte l’importo minimo INPS la percentuale di pensione ai superstiti, ecco che la pensione si abbassa del 25%

- se addirittura il reddito annuo ricavato dall'attività lavorativa supera 4 volte il minimo INPS, la pensione si riduce del 40%

- infine, se il reddito annuo supera di 5 volte il trattamento minimo INPS l'assegno della pensione ai superstiti si riduce del 50%.

 

Riassumendo, l'assegno di pensione è di fatto sempre cumulabile con il reddito da attività. Peccato che non è interamente cumulato, ma solo in parte: più ci si allontana dai minimi INPS, e più l'assegno di pensione si riduce.

FONTE: http://www.investireoggi.

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