Giovedì, 26 Febbraio 2015 13:00

controlli alle imprese: nel 2014 il 64% non è in regola

Mentre si dibatte sulla creazione di un'agenzia unica nazionale, un dato allarmante scuote le opinioni: l'anno scorso gli ispettori del lavoro hanno fatto controlli alle aziende: risultato, più del 64 percento è fuori regola.

Come noto, il rispetto delle norme rimane uno degli aspetti critici del mondo del lavoro. Ma evidentemente l' "applicazione italiana" è scarsa: addirittura il 64,1% delle 221mila aziende ispezionate nel 2014 è risultato irregolare. Oltre 77.387 lavoratori sono stati trovati totalmente in nero, ovvero il 42,61% dei 181.629 lavoratori irregolari, ed in parallelo sono stati accertati 1,5 miliardi di contributi evasi.

I dati sono riportati nel rapporto annuale dell'attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, cioè l'atto che riassume i risultati dei controlli condotti dagli ispettori del ministero, dell'INPS e dell'INAIL. Il ministro Giuliano Poletti smorza la gravità del dato: "Non si può però dire che il 64% delle aziende italiane siano 
irregolari. Il 
nostro non è un campione casuale, ma con un'azione mirata andiamo a cercare le aziende più problematiche". Come dire, ci sono casi e casi.

Guardando indietro, ricordiamo che nel 2013 le imprese irregolari erano il 64,78% di quelle ispezionate, quindi il dato è assolutamente in linea con lo storico, e soprattutto indica che, nel frattempo, nulla di efficace è stato compiuto per correggere la situazione. Nel frattempo, il dibattito politico si concentra sulle modifiche alle tutele dei lavoratori portate avanti dal governo Renzi con il Jobs Act.

Tant'è che sono arrivate subito le parole del presidente della commissione Lavoro della Camera, il democratico Cesare Damiano, che parla di "percentuale altissima" di irregolarità: secondo lui "le buone leggi non sono dei lacciuoli 
da evitare", tanto da sentirsi preoccupato "di fronte alle nuove regole del
 Jobs Act che consentono di licenziare adducendo come
 giustificazione un motivo economico inesistente o un'infrazione disciplinare che può anche essere ricondotta a un ritardo di 10 minuti".

Ma ci dobbiamo preoccupare di un altro dato tra quelli contenuti nel rapporto: il numero totale di aziende ispezionate, pari a 221.476, ripartite in 140.173 ispezionate dal Ministero, 58.043 dall'INPS e 23.260 dall'INAIL. Ebbene, pur di poco ma il numero è in calo del 5,80% rispetto alle 235.122 aziende ispezionate nel 2013. Tradotto, come sottolineato anche dalla la Corte dei Conti,siamo di fronte ad uno dei punti critici di un sistema di controllo caratterizzato da una perdurante inadeguatezza: un sistema che, pensate un po', adesso il governo vuole rinnovare attraverso la creazione dell'Agenzia Unica per le Ispezioni del Lavoro, in pratica finalizzata a integrare in una sola struttura le verifiche dei tre enti.

Come evidenziano i sindacati, però, c'è il rischio che insorgano problemi di coordinamento tra gli enti e quindi hanno denunciato il rischio di smantellamento delle funzioni ispettive, soprattutto in conseguenza di un'agenzia che l'esecutivo vuole creare addirittura a costo zero. Poi, le critiche sono arrivate anche dall'interno del PD: la settimana scorsa era arrivata un'interrogazione urgente, a firma dei senatori Roberto Ruta e Lucrezia Ricchiuti, secondo cui "l'istituzione di un'agenzia ex novo non consentirebbe un’immediata concentrazione sui temi dell’intelligence, dilatando significativamente nel tempo il potenziamento dell'attività ispettiva e l'incremento del recupero contributivo". Conseguenza, secondo i senatori, un costo ulteriore per il sistema pubblico.

Risultato ad oggi dei malumori, non è arrivato al Consiglio dei ministri di venerdì scorso il decreto attuativo sull'agenzia unica. Si è infatti giustificato il ministro Giuliano Poletti: "Abbiamo attivato il
 confronto con le organizzazioni sindacali che sarà portato 
avanti". Dice lui. Obiettivo: "Ottenere con l’istituzione dell'agenzia più efficacia ed efficienza nell'azione di controllo, senza ridurre il numero e la qualità delle verifiche”. Azione di controllo che, sempre dice lui, sarà "più compatibile anche con il funzionamento delle 
imprese". Staremo a vedere.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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