Giovedì, 13 Settembre 2012 17:26

contribuente vessato, EQUITALIA condannata a risarcire

EQUITALIA, dal punto di vista del contribuente, sembra spesso accanirsi nel perseguire il suo obiettivo vessatorio. Fin qui nulla di nuovo. Stavolta, però, il tribunale di Udine ha riconosciuto il torto dell'Agenzia, intimandola anche a risarcire una somma tutt'altro che simbolica. Sintomo che, purtroppo non sempre, chi sbaglia paga - anche se si tratta di un'appendice statale.

Beninteso: EQUITALIA ha il mandato di riscuotere le imposte, e fin qui agisce in pieno stato di diritto, per legge. Ma questo non vuol dire che possa commettere indebitamente errori o vessare il contribuente oltre i confini del proprio mandato. Questo mai: anche il cittadino ha i suoi diritti. Uguali a quelli dell'esattore, almeno in teoria. Anche in pratica, qualche volta.

contro un contribuente può costare caro ad Equitalia. Se il concessionario della riscossione agisce con superficialità nella emissione dei suoi atti, adottando comportamenti contrari ai principi di trasparenza che denotano altresì colpa grave ed abuso del diritto, può essere condannato alle spese del giudizio e per lite temeraria.

Veniamo ai fatti. La Commissione Tributaria provinciale di Udine, sentenza n. 26 del 9 marzo 2012, ha accolto il ricorso di un contribuente contro le intimazioni di pagamento illegittimamente ricevute, condannando Equitalia al pagamento di euro 14 mila per spese di lite oltre a euro 6 mila per lite temeraria.

Ma cosa è successo? Niente di nuovo: EQUITALIA aveva emesso, per ben due volte, una serie di intimazioni di pagamento, per un importo complessivo di oltre 1,7 milioni di euro, a fronte di cartelle di pagamento non notificate e dopo la sentenza di primo grado che aveva annullato il pignoramento presso terzi eseguito nei confronti del contribuente.

Impietosa la ricostruzione temporale dei fatti che apre la parte dispositiva della sentenza. Con sentenza n.208/0310 del 29/9/2010 la commissione accoglie il ricorso del contribuente avverso il verbale di pignoramento presso terzi, riconoscendo la illegittimità di tale verbale per difetto di regolare notifica delle cartelle di pagamento. Tale sentenza viene notificata dal difensore del ricorrente ad EQUITALIA in data 2/2/2011; il 14/2/2011 EQUITALIA però notifica nuovamente al contribuente le stesse intimazioni di pagamento. Nel caso in questione, si legge in sentenza, «risulta evidente la illegittimità delle intimazioni impugnate notificate da EQUITALIA che, pur avendo ricevuto la notifica della succitata sentenza, in dispregio di essa, ha notificato al ricorrente le intimazioni di pagamento».

Il contribuente è stato così costretto a proporre un secondo ricorso con un notevole aggravio dei costi che si sarebbero potuti evitare, recita la Commissione Tributaria, «se Equitalia avesse annullato, in autotutela, gli atti impugnati». Nella determinazione delle spese di soccombenza la Commissione Tributaria tiene in considerazione un elemento estremamente importante: la lontananza fra la residenza del contribuente e la sede dell’impugnativa.

Solo se sarà possibile ipotizzare, oltre alla tutela del diritto, anche un risarcimento delle spese commisurato al disagio costituito dalla distanza fra la sede del contribuente e quella di una delle tre società del gruppo EQUITALIA, si potrà pensare che un contribuente residente a Reggio Calabria affronti le spese di un giudizio davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma (sede di EQUITALIA sud) per una cartella esattoriale di qualche centinaio di euro. La sentenza in commento emessa dalla CTP di Udine potrebbe dunque costituire un precedente anche in tal senso.

Un'altra sentenza che potrebbe far precedente, o comunque potrebbe dare il la per azioni similari, tante, cagionate dalla medesima ragione: il comportamento "aggressivo", per dirla piano, dell'Agenzia.

 

FONTE: http://www.italiaoggi.it

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