Domenica, 13 Marzo 2016 10:32

condannato per smaltimento illegale di rifiuti, opera indisturbato

Succede nel meridione: Giovanni Pellini, condannato ad Acerra per disastro ambientale dopo aver sparso rifiuti di ogni genere nella città campana, con la sua azienda continua ad aggiudicarsi gare, come quella del Comune di Bari per smaltire l'amianto.

L’impresa in questione è quella riconducibile ai fratelli Pellini, imprenditori condannati per traffico illecito di rifiuti.

La quale vince ancora appalti, e ovunque: a fine febbraio l’azienda ATR srl di Acerra si aggiudica la gara indetta dal comune di Napoli per lo smaltimento e la bonifica dell’amianto. Alla furia dei comitati, il vicesindaco di Napoli Raffaele Del Giudice fa marcia indietro: “L’aggiudicazione è con riserva, abbiamo stoppato tutto”.

E mentre l’Autorità Nazionale Anticorruzione avvia la dovuta vigilanza, coinvolgendo la sezione anticorruzione della Guardia di Finanza, si cerca di capire il ruolo svolto e il peso del soggetto condannato all’interno dell’impresa. Anche perché l’impresa risulta nell’albo gestori e non c’è alcuna legge che obblighi il comune ad escluderla dalle gare.

Tra i proprietari dell’azienda, al 20% figura come socio proprio Giovanni Pellini, condannato in secondo grado per traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale a 7 anni di reclusione. Il quale, insieme ai fratelli Cuono e Salvatore (quest’ultimo addirittura ex maresciallo dei Carabinieri), sono accusati di aver provocato un disastro ambientale nel territorio di Acerra, in provincia di Napoli, spargendo illegalmente tonnellate di immondizia di ogni genere.

E non basta la regione di Napoli: proprio in questi giorni l’ATR è giuta anche a Bari, dove il comune gli ha assegnato una gara per 3 milioni di euro: trasporto e smaltimento di manufatti in cemento amianto tipo eternit nelle scuole. Nel dettaglio, è un accordo quadro per la sostituzione dei manufatti con strutture di materiale diverso.

L’assessore ai lavori pubblici di Bari, Giuseppe Galasso tenta di spiegare: "La società si è aggiudicata una gara aperta nella quale hanno concorso una ventina di imprese. Tutto è stato fatto rispettando la legge. Siamo al paradosso di una normativa che eccede in formalismi, ma consente casi del genere”. Insomma, non poteva non vincere.

L'assurdo è che, nel rispetto del codice degli appalti ma in barba ad ogni logica anticorruzione, con una sentenza di secondo grado a carico dei Pellini dello scorso anno, costoro continuano tranquillamente a operare, formalmente in attesa della sentenza di Cassazione.

Nel frattempo, quando ancora la sentenza era di primo grado, l'ATR ad ottobre 2014 si era aggiudicata un appalto con il Ministero della Difesa, nel dettaglio l'Aeronautica Militare, per la rimozione di cassoni e canne fumarie. Mentre nel 2015i la ditta operò per dell’ARPA Basilicata, per la manutenzione della rete piezometrica in Val Basento: tutto secondo legge, anche qui.

Insomma, l'ATR è un'azienda leader nel settore dello smaltimento rifiuti, e come tale vince la maggior parte degli appalti più interesanti nel meridione. Nonostante la condanna di secondo grado per il suo socio Giovanni Pellini. Per i giudici d’appello, che negano al Pellini le attenuanti generiche, il giudizio è netto: "La condotta si connota di particolare gravità, tenuto conto della professionalità serbata nell’azione criminosa e del grave allarme sociale che promana dal fatto”. Già, però con la sua ditta ontinua ad operare indisturbato.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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