Venerdì, 14 Agosto 2015 14:34

cominciano i tagli in Grecia: le pensioni

Metaforicamente con il fucile puntato alla testa, il Parlamento di Atene ha appena approvato il Memorandum d'Intesa siglato tra la Grecia e i creditori pubblici (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale). E le ricadute sociali sono tutte sulle spalle del popolo dei pensionati.

Ovviamente senza la firma del Parlamento, condizione assolutamente non esaustiva ma meramente preliminare, sarebbe saltata l'approvazione del nuovo piano di salvataggio da 85 miliardi in 3 anni da parte dell'Europa. All'uopo, proprio oggi pomeriggio si terrà una riunione all'argomento, dall'esito tutt'altro che scontato: l'Eurogruppo potrebbe limitarsi ad erogare un prestito-ponte da 6 miliardi, stando alle indiscrezioni rilanciate dalla stampa tedesca.

Va bene, comunque con l'accettazione delle condizioni annesse al varo dei nuovi aiuti, l'immediata ricaduta è la modifica del sistema previdenziale ellenico, che ad oggi ha consentito ai greci di andare in pensione anche dai 50 anni in poi. A proposito, vi ricorda qualcosa, come il fenomeno dei "pensionati baby" in Italia che, tra le altre cause, ha provocato il buco della previdenza italiana?

Quindi, spiace per chi si era fatto conti positivi ma da oggi i lavoratori in Grecia potranno andare in quiescenza progressivamente fino a 67 anni entro il 2022, oppure a 62 anni con 40 anni di contributi. Anche qui, il parallelo in Italia è d'obbligo: sono le condizioni analoghe a quelle del pensionato nostrano, con la differenza che la tendenza nostra è a peggiorare questo scenario (aumento dell'età pensionabile e riduzione progressiva dell'assegno).

La domanda nasce spontanea: che succede a chi deciderà di ritirarsi prima dei 67 anni dal lavoro? Semplice, percepirà una pensione minima che scenderà sotto i 200 euro al mese, oltretutto senza ottenere alcuna integrazione pubblica e percependo così un assegno legato solamente ai contributi versati , mentre chi lo farà a 67 anni o dopo, potrà ambire a un assegno di almeno 483 euro, comprensivo dell'integrazione dello Stato.

A conti fatti, coloro che, stando alle norme attuali, potevano andare in pensione a 50 anni, dovranno invece aspettare altri 5 anni, mentre chi vorrà farlo prima dell'età pensionabile, e con almeno 40 anni di contributi, aumentare ogni anno di 12 mesi il numero di degli anni residui necessari al collocamento in pensione. E ce n'è per tutti quelli del comparto statale: ulteriori tagli ai sussidi pubblici sono infatti previsti per polizia, pompieri, marinai, lavoratori portuali, ingegneri, notai e avvocati.

Riassumendo: lo statale greco in poche settimane assiste ad una rivoluzione (in peggio) del trattamento pensionistico che lo aspetta. Di fatto, quelli che comunque vogliono andare in pensione ancora giovani percepiranno davvero un "tozzo di pane". Beati invece quelli che sono già andati in pensione: un po' come i pensionati italiani con il regime contributivo, costoro percepiscono un assegno di pensione che, tra un po', non vedono come stipendio neanche i colleghi ancora in servizio!

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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