Sabato, 15 Febbraio 2014 11:39

come ti eludo l'assegno di mantenimento

Piccola guida per tutti i separati, ovviamente uomini soprattutto, che vi descrive i più noti modi per evitare - talvolta in modo assolutamente lecito, altre volte in maniera fraudolenta - di pagare gli assegni di mantenimento all'ex coniuge. Da leggere per cultura personale o semplicemente per... sapere come prvenire e difendersi da situazioni del genere.

Ecco un piccolo estratto dei mille modi usati dagli avvocati per consentire ai propri clienti di pagare un assegno di mantenimento all'ex coniuge più ridotto, se non addirittura nullo. Perchè i tempi dell'adagio "se mi molli ti lascio in mutande" sembrano lontani, o quantomeno da rivedere e correggere.

Ora c’è la crisi, e sono sempre più numerosi i casi di chi, soprattutto se benestante, non vuole correre il rischio di vedersi togliere la metà dei propri beni a tutto vantaggio dell'ex moglie (coso più ricorrente, per carità) o marito. Le tecniche ben note agli avvocati sono molto simili a quelle degli evasori fiscali, gli stessi che poi - avvocati o magistrati - difendono la controparte e più in generale si occupano di diritto di famiglia.

Ad esempio, Lorenzo Puglisi, presidente di Family legal - studio legale milanese specializzato nella materia - che spiega il fenomeno: "in un periodo di crisi come questo, i mariti chiedono di pagare meno e noi gli prospettiamo le strategie processuali possibili, tutto ovviamente nell'ambito della legalità.". Ed aggiunge: "ad esempio, se un imprenditore ci dice che possiede degli immobili, noi gli spieghiamo che può trasferirli in alcuni fondi, in modo da farli uscire dal patrimonio personale".

O il caso frequente del dirigente che lavora per una multinazionale: chiede di essere assunto dalla casa madre all'estero. Anche qui spiega Pugliesi: "in questo modo anche se il giudice impone il pignoramento di un quinto del suo stipendio, per l'ex coniuge è molto più difficile farlo eseguire". Ma esistono anche i prestanomi, società di comodo o terzi cui vengono affidati i beni da "difendere": un caso su cinque si difende in questo modo.

Per quanto riguarda i figli, invece, la maggior parte dei genitori si assume le proprie responsabilità e paga l'assegno di mantenimento. Beninteso, non si può eludere quest'obbligo ma si può giocare sull'importo, come spiega l'esperto. Come conferma anche Claudio Miele, presidente della sezione Famiglia del tribunale di Monza: "problemi del genere non ce li abbiamo con i lavoratori dipendenti ma con chi ha la libertà di dichiarare il proprio reddito senza costrizioni che non siano la coscienza: si va dal piccolo artigiano al grande imprenditore che cercano di sfuggirci".

Le tipiche strategie per far risultare più ridotto il proprio stato patrimoniale sono le stesse adoperate per non pagare le tasse, guarda caso. Tanto che a Monza in questi anni i patrimoni dei coniugi sono valutati da esperti consulenti tecnici d'ufficio e curatori fallimentari abituati a cercare nel "sommerso". Anche se spesso i risultati sono scarsi, data l'impossibilità di avere accesso ai conti correnti bancari.

Ecco che le uniche parti interessate a svelare il comportamento poco pulito del proprio coniuge sono le future ex mogli, spesso però giunte al momento della separazione senza avere una reale conoscenza dello stato patrimoniale del benestante marito: se non ci sono beni immobili, più evidenti di quelli finanziari per ovvio ragioni,  è spesso difficile quantificare il patrimonio reale: il marito che negli anni evade le tasse, nascondendo il patrimonio, si trova già con il lavoro "bello e pronto" al momento della separazione: è una piaga che va di pari passo con l'evasione fiscale.

Oltretutto, anche una volta misurato il patrimonio e calcolato l'assegno da corrispondere, è difficile riscuoterlo: come spiega Miele, "alcuni arrivano a farsi licenziare e continuano a lavorare in nero. Qui sta l'abilità del magistrato, che deve essere equilibrato e contemperare gli interessi delle parti. Se l'importo dell'assegno viene deciso in modo punitivo, il rischio è che dopo qualche mese il marito non paghi più".

E allora, cosa può fare la parte lesa, cioè l'avente diritto all'assegno, contro questo fenomeno ai limiti della truffa? Interviene Puglisi: "la parte debole può rivolgersi alla giustizia penale, visto che non pagare l'assegno di mantenimento è reato. Nessuno va in carcere, ma la condanna è quasi certa, così come la macchia sulla fedina penale. Cosa che a chi fa il dirigente o l'imprenditore non fa piacere, e che può spingerlo a più miti consigli”.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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