Giovedì, 12 Ottobre 2017 12:00

come funziona la nuova legge elettorale

Si parla di 'Rosatellum' ma, è la percezione generale, forse la gente è talmente staccata dalla politica che non sa (o non vuole sapere) come funzioni questa nuova versione della legge elettorale. Il punto è che andremo a votare con questa, quindi è bene informarsi prima di andare alle urne.

Torniamo, dopo questo articolo, a parlare di legge elettorale.

Il cosiddetto 'Rosatellum bis' prevede un sistema elettorale misto tra maggioritario e proporzionale: la distribuzione dei seggi è per il 36 percento maggioritaria e per il 64 proporzionale. Tradotto in numeri:

- in tutto, i seggi della Camera sono 630, mentre i seggi del Senato sono 315;

- di questi, 232 seggi alla Camera e 102 seggi al Senato vengono assegnati attraverso collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui cioè vince il candidato più votato;

- dei restanti, 386 seggi alla Camera e 207 seggi al Senato vengono assegnati con metodo proporzionale, nell'ambito di collegi plurinominali. Ossia, decidono i partiti e le eventuali 'alleanze'. In tali casi sono previsti dei listini decisamente corti, da un minimo di due a un massimo di quattro candidati;

- infine, 12 seggi alla Camera e 6 seggi al Senato sono per le circoscrizioni estere.

Il voto è unico, non è prevista la possibilità del voto disgiunto: la scheda elettorale che troveremo in primavera recherà da una parte il nome del candidato nel collegio uninominale ed il contrassegno della lista o delle liste collegate, e dall'altra i nomi dei candidati nel collegio plurinominale. L'elettore vota il contrassegno della lista prescelta ed il voto è attribuito anche al candidato.

Allora, chi viene eletto? Semplice, nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che prende il maggior numero dei voti. Per i seggi alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Insomma, il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio. Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale.

Già a questo punto avrete capito che le 'alleanze' tra partiti sono fondamentali per avere il seggio, e quindi vincono i partiti che sanno meglio 'raggrupparsi': abbiamo esempi di coalizioni animate da gente come Pierferdinando Casini, Clemente Mastella, Angelino Alfano o Denis Verdini che conquistano il seggio solo con questo metodo. Mentre partiti storicamente contro ogni tipo di alleanza, come i grillini, evidentemente non beneficiano di tale regola.

I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione - coalizione unica a livello nazionale: i candidati delle coalizioni sono presentati dai partiti in coalizione nei collegi uninominali. Lo sbarramento è al 3 percento per le singole liste e al 10 percento per le coalizioni. Ad ogni buon conto, nelle coalizioni non si contano i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell'1 percento.

Ancora, nei collegi plurinominali è possibile un massimo di cinque pluri candidature. Ancora, è prevista la rappresentanza di genere. Recita il testo della legge: "Nei collegi uninominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 percento". Stesso rapporto anche per i collegi plurinominali, nei quali si prevede che la quota massima 60 contro 40 sia rispettata a livello regionale.

Conclusioni: non ci siamo mossi molto dal 'Mattarellum': la presenza dei collegi uninominali favorirà certamente le alleanze tra partiti, che si divideranno tra di loro i vari collegi e appoggeranno in modo unitario i candidati di coalizione. E qui, sono bravissimi gli uomini di centrodestra che, soprattutto alle elezioni amministrative, ha mostrato abilità in tal senso quando si presentano ben uniti. Anche il centrosinistra non se la cava male, quando riesce a formare una coalizione con le forze di centro (alfaniani tra tutti) e con quelle apparentemente disgregate alla sua sinistra. L'unica forza politica che non ha e non vuole avere alleanze con alcunché è il Movimento 5 Stelle, che quindi risulta penalizzato da questo sistema. Ecco perché sono così arrabbiati contro il 'Rosatellum': era più giusto chiamarlo 'legge anti M5S'. D'altronde, si sa, sono i grillini il nemico da abbattere per conservare i privilegi della casta.

 

FONTE: http://www.iltempo.it

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