Venerdì, 18 Gennaio 2013 13:00

CNEL, un altro carrozzone utile solo per le sue poltrone

In giro per l'Italia ci sono tanti carrozzoni inutili come cattedrali nel deserto. Come il CNEL, il cui prodotto non è, nei fatti, di alcuna utilità. Ma che può convenientemente fungere da serbatoio di poltrone per personaggi legati alla politica in rampa di lancio per incarichi più prestigiosi. Insomma, una panchina dorata. Tanto paga Pantalone.

Il CNEL è il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Si tratta di un organo di rilievo costituzionale, previsto dall'articolo 99 della costituzione, con lo scopo di fornire consulenza al governo, alle Camere e alle regioni ed eventuale potere legislativo limitatamente alle materie di propria competenza. Questa la teoria.

In pratica, invece, la materia di pertinenza del CNEL è da tempo assorbita da ben altre istituzioni, con potere sicuramente fattivo: partiti, sindacati, CONFINDUSTRIA, uffici di statistica e ricerca, gruppi di pressione e via dicendo. Per non parlare del Ministero dell'Economia e quello del Lavoro.

Quindi, arriviamo alla domanda: il CNEL a che serve? Il suo prodotto - consulenza, essenzialmente - a chi torna utile? I suoi esperti potrebbero dare pareri su richiesta o consigliare il governo riguardo alle migliori soluzioni da adottare per migliorare l’economia e il lavoro in Italia. Invece, di questo ente improduttivo mai si sente parlare: alla faccia della situazione economica generale, di profonda crisi, questo carrozzone assorbe qualcosa come 18 milioni di euro all'anno dalle tasche dei contribuenti, come una statuina in bella mostra nell'incantevole cuore di Villa Borghese a Roma. Ed i tre quarti del budget vengono assorbiti da un'ottantina di dipendenti, messi lì per elaborare proposte di legge e pareri in materia economica e sociale di esperti e consiglieri.

Mentre in ogni palazzo del potere, a cominciare dal Parlamento o da Palazzo Chigi, di consiglieri ce ne sono anche troppi: rappresentanti del lavoro dipendente, di quello autonomo, delle imprese e del terzo settore, esperti nominati dal governo e persino un micro drappello di rappresentanti dei professionisti. Addirittura il governo Monti ci ha "regalato" i super tecnici, i tecnici come Amato o Bondi nominati dal governo dei tecnici.

Insomma, dei consigli del CNEL la politica se ne fa davvero poco. Ma i consigli sono comunque retribuiti: circa 1.500 euro al mese, per un totale complessivo di quasi tre milioni di euro l'anno, un'indennità presa indipendentemente dalla presenza al lavoro. Ecco che il CNEL prolifera quindi di pareri e consigli, che però finiscono nel dimenticatoio della politica, nei cassetti chiusi dei sottosegretari. Per la gioia di chi è costretto a pagare regolarmente sempre più tasse.

Nel 1957, quando fu istituito per legge, poteva avere un senso: poteva rappresentare il luogo del confronto tra le parti sociali e del loro contributo alle decisioni di politica economica e sociale. D'altronde, era un periodo storico diverso: appena usciti dal dopoguerra, stava per prendere forma quello che poi è stato definito il boom economico italiano. Ma ora, dopo tutti questi anni, nell'era della globalizzazione e della moneta unica, dove le decisioni economiche vengono prese a livello europeo e dove i pareri e i consigli arrivano da Bruxelles sotto forma di direttive, non ha più alcun senso tenerlo in piedi.

Per la cronaca, già nel 1997 la commissione bicamerale per le riforme costituzionali approvò un emendamento presentato dai senatori di Forza Italia per sopprimere l’art. 99 della Costituzione, ma, guarda caso, il sollevamento dei sindacati e delle varie corporazioni ne impedì l’attuazione perché, secondo loro, era un organo di fondamentale importanza istituzionale e politica.

Ed allora scopriamo a cosa veramente serve questo carrozzone. Per le prossime elezioni, i suoi consiglieri potrebbero entrare in politica apparendo come volti o nomi nuovi. I partiti tradizionali stanno cercando di rifarsi il look, o almeno cercano di dare l'impressione di farlo per non apparire troppo obsoleti agli occhi degli elettori,  e quindi attingono a nuove figure fra tecnici, professori e rappresentanti della società civile.

Dato che la legge non prevede incompatibilità fino al momento dell’elezione, ecco che il CNEL diviene perfetto come serbatoio di candidati (retribuiti) di questo o quel partito in attesa di essere inseriti nelle liste elettorali in vista delle elezioni. Tanto, sono soldi dei contribuenti.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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