Venerdì, 12 Aprile 2013 14:00

Cipro: il conto si fa sempre più salato. venderanno l'oro?

A quanto si apprende, Cipro ha bisogno di maggiori aiuti di quelli inizialmente stimati dall'Europa. Quindi, i denari aggiuntivi a quelli che l'Europa ha già pianificato di elargire potrebbero essere reperiti in forme "classiche", come nuove tasse. O vendendo parte della riserva aurea del Paese.

Il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, ha richiesto a Bruxelles aiuti supplementari, quindi aggiuntivi ai 17 miliardi già concordati a marzo nei modi controversi che ben ricordiamo (compresa la storia del prestito forzoso).

Infatti, il conto finale perché l'isola possa restare in zona euro arriva a 23 miliardi, cioè sei miliardi di euro in più. Per memoria, i 17 miliardi erano divisi in 10 "prestati" dall'Europa e 7 a carico dei cittadini. Il problema è che il PIL dell'isola è, proporzionalmente alla popolazione, di appena 17 miliardi (quello della Germania, tanto per paragone, è di circa 2.500 miliardi).

Tra le ipotesi al vaglio dei ministri europei per risolvere il problema di dove trovare 6 miliardi di euro, ci sono idee come nuove imposte sul capital gain (quindi sulle transazioni finanziarie) e sugli utili delle imprese (una misura che sicuramente non agevolerebbe la crescita del paese), o ristrutturazione dei vecchi debiti (qui andiamo nel dominio della finanza creativa: terreno perfetto per i tecnici ed incomprensibile ai più). Ma anche la vendita di 10 tonnellate di oro delle riserve cipriote, o un nuovo prelievo forzoso sui depositi, che già sono vessati tra il 40% e l’80%, per quelli di importo superiore ai 100 mila euro.

In parallelo, ovviamente, rimane il blocco delle transazioni economiche, in modo da evitare la fuga di capitali alla "si salvi chi può" (pare comunque accreditata la decisione del governo di Nicosia di allentare alcuni vincoli ai movimenti di capitali sull'isola e al di fuori di essa). Attualmente vige il limite dei 300 euro di prelievo massimo al giorno, con restrizioni alle transazioni sotto i 300 mila euro; all'estero le transazioni autorizzate sono al limite di 5 mila euro (al di sopra di questa cifra l'autorizzazione viene concessa caso per caso).

Tutto ciò porta effetti disastrosi ed immediati sull'economia dell'isola: nel biennio 2013 e 2014 il PIL cipriota crollerà del 12,5%.

In tutto questo ci si dimentica di attivare o prevedere, almeno nel medio periodo, alcuna misura di crescita: gli allarmi continui della BCE sull'alto livello della disoccupazione, specie giovanile, sembrano restare inascoltati. Di salvataggio in salvataggio, il conto diventa sempre più salato e non si vede la fine di questa passione.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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