Mercoledì, 20 Marzo 2013 10:54

Cipro. aiuti europei... no grazie!

Il "salvagente al piombo" offerto dall'Europa e dal FMI a Cipro è stato rifiutato: no grazie agli aiuti da 10 miliardi con la condizione di un ingente prelievo forzoso ai conti ciprioti.

Chi dell'eurogruppo ha tentato la mossa degli aiuti a Cipro a condizioni vessatorie puntava a colpire i forzieri delle banche cipriote, gonfi di denari di oligarchi in gran parte russi: in cambio di aiuti per oltre 10 miliardi di euro, la Russia avrebbe di fatto dovuto pagare un pesantissimo dazio per aver finora sfruttato un paradiso fiscale all'interno della Unione Europea, una vera zona offshore nel cuore del Mediterraneo.

In effetti, la situazione finanziaria dell’isola è sull'orlo del baratro, con le banche che hanno bisogno di essere ricapitalizzate e lo Stato che rischia la bancarotta con un rapporto debito PIL al 145%. Alla porta bussa un titolo di stato da 1,5 miliardi di euro a banche tedesche e francesi, che Cipro dovrà rimborsare il 3 giugno, senza possibilità di rinvii come avvenuto per la Grecia. Si tratta di una cambiale scoperta, ovviamente.

Secondo Bruxelles, a rifinanziare il debito dovrebbe partecipare anche la Russia, a difesa dei depositi dei propri concittadini sottratti dalle casse di Mosca. Mentre la Russia sminuisce, poiché anche le banche europee hanno tratto enormi vantaggi dalla posizione offshore di Cipro. Insomma, un braccio di ferro fra Berlino e Mosca giocato sul tavolo dell'isola cipriota.

Un eventuale abbandono di Cipro dalla zona euro costerebbe all'Europa lo 0,2% del PIL, ma i veri problemi sarebbero altri.

Tanto per cominciare, Cipro ha aderito alla moneta unica nel 2004 ed è stata accolta per la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo, crocevia di importanti rotte e avamposti militari NATO verso il medio oriente. Ma anche per il regime di fiscalità agevolata, cosicché molti capitali stranieri affluissero nelle banche locali che da sempre vengono utilizzati per scopi facilmente immaginabili.

Non è una storia nuova: le aziende internazionali fanno affari d’oro con Cipro sin dai tempi dell'antica repubblica marinara di Venezia: dalle armi al petrolio, al controllo delle rotte, ai giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro. In tutto ciò, la Russia oggi è il più grosso produttore ed esportatore europeo di armamenti verso nord Africa e medio oriente, oltre che di gas verso il sud europa.

Comunque sia, stando alle regole comunitarie dovrebbe essere l'Unione Europea ad aiutare Nicosia, peccato che ciò stia avvenendo con la proposta estorsiva che ben conosciamo: in pratica, dovranno essere i russi a metterci una bella pezza. Come già successo nel 2011 in piena crisi greca, quando la Russia intervenne a favore di Cipro con un salvataggio da 2,5 miliardi di euro per evitarne il default. E così, mentre le banche dell'isola ospitano 32 miliardi di dollari di provenienza russa, Putin è riuscito a convincere il governo di Nicosia a respingere con forza la proposta di Bruxelles, avendo già in mente un piano B tutto sovietico.

Sembra essere tornati ai tempi della guerra fredda, ma stavolta Russia contro Europa, con la minaccia non più di uso di armi nucleari, ma del blocco di forniture energetiche o di capitali. Come andrà a finire, è presto per dirlo. Ad oggi, però, ad andarci di mezzo sono le famiglie cipriote, che si ritrovano con le banche  chiuse e il blocco dei conti correnti, e la stessa Unione Europea, con la moneta unica da difendere a tutti i costi con la politica del rigore tedesco.

 

FONTE: http://www.investreoggi.it

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