Venerdì, 10 Febbraio 2017 12:00

Cina contro Bitcoin: il prezzo crolla di 100 dollari in un minuto

Il prezzo del Bitcoin era nuovamente salito oltre i mille dollari. Poi, in un solo minuto, è crollato del 10 percento. Colpa della Cina: non può impedirne l'utilizzo - la criptomoneta non è di nessuna Nazione e non risponde a nessun governo centrale - ma certamente può influenzarne pesantemente il prezzo. Spieghiamo come.

La Cina, come abbiamo visto anche in questo articolo, è in guerra contro il Bitcoin. O, meglio, tenta di influenzarne il mercato a proprio vantaggio.

Il prezzo del Bitcoin ha subito un deprezzamento di circa 100 dollari in un attimo, poco dopo averlo visto tornare a superare la soglia dei mille dollari. Sono gli effetti controllati dalla Banca centrale della Cina, la People's Bank of China, che in forza del rispetto delle normative antiriciclaggio ha obbligato i due exchange più importanti del continente asiatico, Huobi e OkCoin, ad una sospensione immediata ai prelevamenti di bitcoin. Più precisamente, il ricatto consiste nel fatto che gli unici scambi con la moneta virtuale potevano realizzarsi in yuan, la moneta cinese. In altre parole, le autorità cinesi dicono agli investitori in Bitcoin che possono fare tutti gli scambi che vogliono, ma i guadagni ottenuti sugli exchange cinesi restano in Cina - ossia in moneta locale.

Il founder e CEO della startup Euklid, Antonio Simeone, sostiene infatti che gli investitori talvolta scelgono fondi d’investimento europei piuttosto che occidentali, ma per massimizzare i propri profitti devono operare nel mercato più grande del mondo: la Cina, fino ad oggi terra di conquista.

In fondo, tutto ciò succede anche sui mercati cosiddetti 'tradizionali': in più, quello dei Bitcoin è  per così dire primordiale, per sua natura incontrollabile da governi e autorità. Vero, però c'è anche un lato negativo: nessun governo o banca centrale può controllarlo, certo, ma il mercato dei bitcoin subisce comunque gli effetti di alcune scelte strategiche come la manovra agli exchange cinesi. Ed è allora che, rispetto alle valute tradizionali, il Bitcoin mostra una fortissima resilienza ed un adattamento velocissimo al cambiamento, anche improvviso. Ma sentiamo le parole di Simeone.

Domanda: Antonio, che sta succedendo in Cina?

Antonio Simeone: C’è una comunicazione che le autorità governative cinesi hanno messo dei limiti ai withdrowals, ovvero non si potranno prelevare per un determinato periodo di tempo litecoin e bitcoin. E quindi i trader sono andati nel panico.

D: Perché?

AS: Metti caso che io abbia creato un fondo bitcoin in Italia e acquisto e vendo bitcoin attraverso questi exchange in Cina. A quanto pare per clienti cinesi non c’è questo limite, ma dato che la maggior parte dei fondi che scambiano sugli exchange cinesi sono europei ora c’è chi teme che non potrà riavere indietro il suo investimento.

D: Quindi, per esemplificare, i trader prendono i soldi investiti in Europa e li portano in Cina dove li scambiano in bitcoin per farli fruttare ancora di più. Poi però quando il fondo chiude potrebbe non poter più restituire l’investimento, perché si ritroverebbe con i bitcoin 'congelati'.

AS: Sì, e non solo in Europa. Generalmente funziona così, io gestore ti dico: 'senti, esiste questo fondo che ho creato e tu cliente puoi comprare questo fondo, paghi commissioni e poi quando chiude ti riprendi i tuoi soldi'. Se questo fondo però per fare operazioni di trading si interfacciava con mercati cinesi, quindi i soldi venivano spostati lì. E ora il governo cinese dice 'se vuoi riprendere i soldi in yuan non ci sono problemi, ma in euro o dollaro o qualsiasi altra valuta no'.

D: Perché lo fanno?

AS: La Cina sta facendo una battaglia contro questi broker, che investendo quasi sempre con la leva ci guadagnano interessi. Per questo, probabilmente anche a causa soprattutto della bolla immobiliare e quindi molti cinesi potevano usare bitcoin per portare soldi fuori dalla Cina, il governo ha messo delle restrizioni sull’uso della leva, e adesso ha fatto capire ai broker che li controllerà. Controllerà i clienti che investono in quei conti. E controllerà tutti, non solo i cinesi. Se c’erano dei fondi da Cayman che andavano su bitcoin vanno nel panico.

D: E’ anche vero che probabilmente una moneta tradizionale non sarebbe mai precipitata del 10 percento, perché le autorità di vigilanza non lo avrebbero permesso.

AS: Il punto è questo. Bitcoin è un mercato primitivo, ma è anche vero che non è che è tornato a 10 dollari, sta sempre sopra i 900. Vero, su una borsa normale non sarebbe mai successo, però ad esempio con l’elezione di Trump il dollaro messicano era sceso del 7 - 8 percento.

D: E quindi siamo di fronte a un paradosso: il Bitcoin non può essere controllato, violato, ma può essere “influenzato”, seppure indirettamente, se più governi iniziassero a fare come quello cinese?

AS: Il valore così come qualsiasi altro asset può essere manipolato. Vedila così: la maggior parte dei trader bitcoin all’inizio sono dei geek, entusiasti di poter bypassare i governi, non li vendono mai perché sono convinti che possa arrivare magari a 10 - 20 mila dollari. Il punto è che il prezzo non lo puoi mai prevedere. Può darsi anche che tutti i governi inizieranno a fare come i cinesi. In teoria tu dici 'ok, io non posso chiudere i bitcoin” ma obbligheresti tutti i broker a transare in Bitcoin. Puoi scambiarlo, ma è anche vero che se volessi scambiarlo con un’altra moneta avresti dei problemi. I cinesi in questo momento hanno un problema. E paradossalmente in questo momento sono arrivati a limitare non il trading quanto la tecnologia.

D: E ci sono stati anche casi dove le scelte dei governi hanno influenzato in positivo il controvalore del Bitcoin.

AS: Quello che è successo in India, quando il prezzo schizzò. Da un giorno all’altro, senza aver preannunciato nulla, il governo ha limitato drasticamente l’uso del contante. Qualcuno ha iniziato a pensare 'probabilmente il bitcoin sarà la moneta del futuro' e quindi il prezzo è salito.

D: Secondo te, ci sarà sempre guerra tra governi e comunità bitcoin, o alla fine si troverà qualche 'compromesso'?

AS: Secondo me nel medio termine il Bitcoin non sarà una moneta come euro o dollaro e quindi non sarà cambiata come la moneta cosiddetta 'fiat'. Resterà sempre un mercato piccolo, ci saranno Paesi che apprezzeranno questa tecnologia e altri che la contrasteranno.

D: Quando non più di 2 settimane fa il prezzo era tornato a salire sopra i 1.000 dollari, hai scritto su Facebook che 'gli algo lo avevano indicato'. Davvero l’intelligenza artificiale che guida i tuoi algoritmi riesce a prevedere scosse e terremoti nella finanza?

AS: Gli algo sono come un sistema complesso di intelligenze diverse. Dal 2008 ad oggi su bitcoin sono avvenuti tantissime volte episodi di questo tipo. Nel DNA degli algo ci sono scritte anche queste cose. E gli stessi algoritmi riescono a comprendere quando accadono determinati eventi, perché hanno tipo un’impronta di quello che è successo e quindi molte volte si ricordano di quel determinato evento.

 

FONTE: http://smartmoney.startupitalia.eu

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