Martedì, 14 Gennaio 2014 13:00

chi comanda in Italia, la politica o le banche?

Gli istituti di credito non fanno più credito ai privati o imprese. Però accumulano titoli di Stato per godere di guadagni sicuri e sostanziosi, mentre il mercato dei commerci ed immobiliare collassano proprio a causa di ciò. Scopriamo i meccanismi per capire chi davvero comanda in Italia.

Secondo gli ultimi dati presi sui prestiti a imprese e famiglie italiane, i rubinetti sono praticamente chiusi. Risultato gli impieghi sono crollati del 4,3% su base annua dal 3,7% in ribasso al mese precedente, mentre per le imprese si è avuto il peggiore dato (-6%), in assoluto il peggiore da inizio rilevazioni della Banca d'Italia, nel 2001.

Peccato che, mentre bloccano ogni forma di prestito di liquidità a privati ed imprese, le banche italiane raggiungono il record storico di titoli di stato in loro possesso: 402,9 miliardi di euro, in rialzo di 3,4 miliardi in un solo mese, tra BOT (37 miliardi), CCT (62 miliardi), CTZ (44 miliardi) e BTP (248 miliardi). Pensate che alla fine del 2011, poco dopo la fine del governo Berlusconi, le banche italiane detenevano "solo" 209 miliardi di euro in bond italiani.

In due anni quasi 200 miliardi di investimenti aggiuntivi in titoli di Stato, insomma, che ovviamente hanno ben fruttato: i rendimenti a 10 anni, tanto per fare un esempio, erano oltre il 7% due anni fa, ed oggi si attestano intorno al 3,9%. Assurdo, vero? Le banche prestano sempre più denaro allo Stato, tramite le obbligazione (i bond appunto), e sempre meno alle imprese e alle famiglie.

Ovviamente ciò alimenta lo stato di crisi economica che non sembra avere mai fine: si chiama "credit crunch", ed il peggio è che il trend non mostra segnali di miglioramento per il futuro.

Nel frattempo, le aste dei BTP sono al ribasso, con rendimenti ai minimi storici - i titoli a 5 anni all'1,51%, quelli a 7 anni al 3,17% e quelli a 15 anni al 4,26%: tutti in vistoso calo dalle aste precedenti. La notizia positiva è per i nostri conti pubblici, poichè così stiamo rifinanziando il nostro debito in scadenza a costi sempre più bassi. però, ciò sta avvenendo con uno spiazzamento dei prestiti ai privati.

Il giochino si completa sapendo che le banche italiane hanno ottenuto dalla BCE finanziamenti - liquidità insomma - con interessi dell'1% e fino a tre anni per 255 miliardi. Appunto, l'80% di queste risorse è stato utilizzato per comprare titoli di Stato, salvando il i conti pubblici dell'Italia: per la proprietà transitiva, la liquidità della BCE è arrivata allo Stato, e le banche nel mezzo ci guadagnano con la differenza tra il tasso dei bond e quello della BCE.

Chiaro ora, no? soldi facili, zero rischi (il debitore è lo Stato). Al posto delle banche, voi i soldi rischiereste a darli ad un'impresa che magari fallisce e dichiara bancarotta? Ovviamente, solo i conti pubblici si salvano: l'economia reale, invece,  è ormai collassata: oltretutto, cosa accadrà quando le casse dello Stato dovranno restituire a Francoforte oltre 230 miliardi di euro da qui ai prossimi tredici mesi? I rendimenti torneranno a schizzare vista l'assenza di domanda sostitutiva?

Per intanto, le banche hanno in mano quasi un quarto del nostro debito pubblico, un potere di ricatto immenso verso qualsivoglia governo: per far crollare il sistema basta chiedere indietro i soldi invece di prolungare il prestito aumentandone l'interesse (sono i ragionamenti tipici di un usuraio, beninteso).

Guarda caso: la rivalutazione delle quote di Bankitalia e gli sconti fiscali approvati con la legge di stabilità (20 miliardi circa) potrebbero essere visti come una prima, parziale restituzione del favore della politica alle banche che l'hanno salvata dalla impopolare dichiarazione di default. Mentre lo spread, una volta altissimo ed indicatore dell'arrivo dei guai l'economia statale, ora è basso ad indicare che è tutto a posto -  nel senso che le banche hanno tutto sotto controllo. Già, perchè magari il vero investimento non sono i titoli in sé, ma l'arma da brandire contro il governo di Enrico Letta per tenere in pugno una politica al capolinea.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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