Domenica, 20 Aprile 2014 14:00

cerchi lavoro a Londra e trovi la truffa

Gli italiani a Londra in cerca di lavoro, spesso per abbattere il problema della lingua e differenza culturale, molte volte si rivolgono con fiducia ai connazionali, o meglio ad agenzie gestite da connazionali. E trovano la truffa. Perchè tra connazionali ci si aiuta...

A Londra, pronte ad accogliere i connazionali in cerca di lavoro, troviamo anche agenzie private gestite da italiani. Tra i servizi a pagamento offerti non ci sono solo corsi di lingua o possibilità di alloggio.

Tutte le agenzie, però, chiedono soldi. Anche solo per un primo contatto con il mondo del lavoro inglese. E poi, spesso a tanti ragazzi che pagano per ottenere un impiego vengono proposti lavori inesistenti o in condizioni praticamente di sfruttamento.

Il tutto è illegale: le leggi italiane, britanniche ed europee vietano esplicitamente che un'agenzia possa essere pagata da una persona in cerca di lavoro. In Italia lo dice la legge Biagi del 2003, che recita all'articolo 11: "E' fatto divieto ai soggetti autorizzati o accreditati di esigere o comunque di percepire direttamente o indirettamente, compensi dal lavoratore". E all'articolo 18: "Chi esiga o comunque percepisca compensi da parte del lavoratore per avviarlo a prestazioni di lavoro oggetto di somministrazione è punito con la pena alternativa dell’arresto non superiore ad un anno o dell'ammenda da euro 2.500 a euro 6.000. In aggiunta alla sanzione penale è disposta la cancellazione dall'albo".

Analogamente, secondo la legge britannica, "un'agenzia per l'impiego non deve assolutamente chiedere soldi per la ricerca di lavoro" o se preferite in inglese "an employment agency must not charge you a fee for finding you work or trying to find you work".

Certo, l'agenzia può offrire e far pagare una serie di servizi accessori, come scrittura del curriculum, la fornitura e pulitura di uniformi, sistemazione, aiuto nei trasporti e training. Ma, senza constringere nessuno: "l'agenzia non deve costringere a comprare questi servizi in cambio del fatto che ti trova lavoro", "The agency must not make you buy these services in return for them finding you work".

Il mercato del lavoro londinese è una giungla fatta talvolta di false agenzie di lavoro e di un continuo ricambio di manodopera: quantificare i casi di illegalità e frodi è veramente difficile. Stando alle segnalazioni ricevute dal sito web "truffe a Londra" si tratta di un fenomeno ormai affermato da anni ed in continua espansione.

Un esempio viene dal creatore del sito stesso, tale Valerio, rimasto anche scottato dieci anni fa da questi raggiri. Arriva in Gran Bretagna nel 2004, con speranze e tanti sogni ma senza alcuna conoscenza seria dell'inglese. Finchè un ragazzo gli consiglia di rivolgersi ad una agenzia di nome "Anna Mundus Club", che prometteva lavoro dietro il pagamento di "solo" 80 sterline. Valerio viene quindi mandato in un ristorante gestito da italiani, con la promessa del lavoro. Ma è solo una promessa: "Ti faremo sapere", ed i giorni passano, nessuno lo richiama. Ovviamente Valerio tornò al'agenzia ma non potè riavere i soldi.

Oggi Valerio ha 37 anni, vive stabilmente a Londra e finalmente lavora regolarmente come informatico. Con il suo sito porta a conoscenza storie e segnalazioni di truffe simili alla sua.

Altro esempio: il 19 gennaio il Corriere del Mezzogiorno ha pubblicato un articolo sull'agenzia "Fuggi a Londra", in cui si lodano le capacità imprenditoriali del 28enne barese manager dell'azienda Raffaele Misceo. La ricerca di lavoro senza servizi accessori costa 150sterline, senza porò specificare i servizi che giustificano il versamento di tale somma. Infatti, nell'annuncio c’è scritto soltanto che "l'agenzia si impegna all’erogazione entro 30 giorni, pena restituzione del 100% della somma versata".

Raggiunto al telefono dal giornalista de "ilfattoquotidiano.it", il giovane manager barese di Fuggi a Londra ha provato a sostenere che la sua agenzia non offre direttamente lavoro, ma servizi di scrittura del curriculum vitae e training per chi cerca lavoro. Tutto perfettamente legale, dice lui. In effetti Misceo ha mostrato al giornalista un contratto datato 19 gennaio scorso in cui la clausola del "non soldi in cambio di lavoro" è in effetti chiaramente riportata: ha quindi ammesso che "qualche mese fa, data forse una certa ingenuità di un'azienda giovane, non era specificato sui contratti che ci occupavamo solo del curriculum o del training". Già, in passato il contratto recitava "Lavoro: sì (costo complessivo di 300 sterline)": l'attività di questa agenzia, una delle più esposte e visibili sul web, era quella di prospettare ai giovani lavoro in cambio di un pagamento.

Altro caso: Hermes Carbone, 23 anni di Messina, studente della London School of Journalism, denuncia come gli "agenti" procacciatori di lavoro usino spesso intermediari - o lo sono loro stessi - quali procacciatori di alloggi e manodopera a bassissimo costo. Per sua stessa esperienza, Hermes ricorda tale Riccardo di un'agenzia immobiliare di Willesden Green. Romano, 35enne, ex agente immobiliare fallito nel Lazio, si era offerto di trovargli casa sfruttando un indubbio ascendente sui giovani italiani della sua agenzia: la classica persona di cui fidarsi, sembrava.

Peccato che si trattava di abitazioni con 18 persone al proprio interno o altre case con un livello di sporcizia e una puzza inimmaginabili, tutte in Willesden Green, Willesden Junction o Dollis Hill, quele zone dove lui stesso abitava. E poi, per completare il "pacchetto lavoro e casa", si era anche offerto di parlare con una sua amica italiana che trovava, diceva lui, lavoro a tutti come cameriere o lavapiatti. Ovviamente, si doveva pagare 80 sterline o simili per ottenere il lavoro.

Morale: prima di imbarcarsi in avventure del genere, conviene informarsi sulle regole e diritti del lavoratore presso siti ei fonti ufficiali - oggi con internet non c'è alcun problema ad ottenee tali informazioni. E ricordarsi che il Consolato Italiano è sul posto anche e soprattutto per dare assistenza e supporto in casi come questo, o perlomeno consigliare come muoversi in piena legalità. In tutti i casi, mai fidarsi del solito "furbetto" connazionale, spesso un fallito in Italia che tenta di truffare malcapitati connazionali in difficoltà.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 1005 volte