Venerdì, 02 Agosto 2013 14:00

canone RAI: ipotesi di abolirlo e sostituirlo con la tassa sui media

L'ipotesi su cui sta lavorando il ministero è quella di abolire la "storica" tassa, tanto contestata, e sostituirla con una più generica imposta sui media. Detta così, poco cambia per il contribuente: cambia il nome ma la sostanza rimane la stassa: pagare.

Antonio Catricalà, viceministro per lo sviluppo economico, lancia una proposta che, almeno per gli aspetti formali, rompe un'antica tradizione cui il contribuente italiano è ormai abituato: pagare il canone RAI, cioè pagare una tassa solo per il fatto che si possiede un apparecchio televisivo (anche se si guardano canali privati o lo si usa come soprammobile).

Secondo la versione data dal viceministro, in linea con il trend degli altri Paesi europei, il canone sull'abbonamento alla televisione italiana va sostituito con con una tassa sui media. Dice lui in commissione vigilanza: "una questione fondamentale da affrontare è quella del finanziamento del servizio pubblico, tema di rilievo non solo per la RAI, ma anche per il futuro dell'intero sistema delle comunicazioni". E continua: "In Europa si va abbandonando il concetto di canone a favore di un'imposta generale sui media e questo potrebbe servire da faro di orientamento".

La realtà, lo sappiamo, è che il canone RAI lo pagano in pochi, e sempre di meno: come ricorderete, già aveva tentato il ministro Paolo Romani ad inserirlo nella bolletta della luce, sostenendo che chi ha l'allaccio della luce in casa necessariamente ha anche il più classico degli elettrodomestici, il televisore appunto. Con tanti giri di parole, sembra l'ennesimo tentativo di far pagare a tutti la tassa facendola diventare un'imposta quanto più globale possibile, un po' come l'IRPEF (paghi perchè sei una "persona fisica", cioè perchè esisti).

Ma diamo un'occhiata fuori confine: in Grecia il canone televisivo viene addebitato nella bolletta per i consumi elettrici (come diceva Romani), mentre in Austria, Germania, Finlandia, Irlanda, Svezia e Svizzera, il canone televisivo è una tassa a carico del nucleo familiare, che prescinde dall'apparecchio utilizzato e che tiene quindi conto dell'evoluzione verso la convergenza tecnologica: la tecnologia esiste quindi paghi perchè si presuppone che tu la utilizzi.

Alla fine Catricalà sintetizza: "Quale che sia la forma di finanziamento, per ora esiste il canone RAI e non sono in vista sistemi di finanziamento diversi, dobbiamo fare in modo che tutti paghiamo per rendere la RAI migliore". Beh, molti avrebbero voglia di commentare quest'affermazione, ricordando come i denari del contribuente vengano dilapidati per compensare come nababbi artisti di dubbio livello per prestazioni cronometrate. Comunque, continuando "Il livello di evasione del canone, anche di quello cosiddetto commerciale che dovrebbero pagare gli uffici pubblici e privati, gli esercizi commerciali, gli studi professionali, gli alberghi e altri ha raggiunto livelli insopportabili. Dobbiamo quindi intervenire studiando forme praticabili e ragionevoli che consentano un recupero quantomeno parziale di tale forma di evasione". Ecco, il punto è far pagare quanti più contribuenti, o, equivalmentemente, far incassare quanti più soldi allo Stato.

Per l'immediato futuro, la questione va approdando al tavolo delle trattative, con la prospettiva di coinvolgere eventualmente il Parlamento qualora si rendesse necessarie le opportune misure legislative. Staremo a vedere.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

Letto 651 volte