Mercoledì, 30 Agosto 2017 12:00

bond venezuelani verso il default. oppure no

Gli Stati Uniti spingono per il default dell'economia venezuelana, evidentemente nell'intento di appropriarsi delle vaste risorse petrolifere del Paese. Ma qualcuno comincia a pensare che ciò non succederà, perché alte Nazioni potrebbero sostenere Maduro ed evitargli il peggio.

Proseguiamo, dopo questo articolo, a parlare di politica ed investimenti in Venezuela.

Il default del Venezuela è l'obiettivo a breve termine della politica di Donald Trump verso il Paese caraibico. Così, potrebbe allungare le mani sugli immensi giacimenti petroliferi su cui galleggia il territorio venezuelano. A tal fine, gli USA hanno imposto nuove  severe sanzioni al governo di Nicolas Maduro, con la scusa che questi sarebbe il 'nemico della democrazia', l'ennesimo antagonista degli autoproclamatisi difensori mondiali della democrazia.

Un film visto tante volte, ormai lo abbiamo capito. Ma attenzione: i creditori dei bond venezuelani sono, tra gli altri, anche grandi istituzioni finanziarie USA come Goldman Sachs che ha acquistato bond di PDVSA per 2,8 miliardi di dollari: tali gruppi statunitensi avrebbero quindi titolo ad impossessarsi degli assets petroliferi venezuelani, compresi i giacimenti petroliferi, in caso PDVSA fosse insolvente alla scadenza dei bond.

In parallelo, dovremmo sapere che gli USA hanno sfruttato al massimo lo 'shale oil', diciamo un succedaneo del petrolio, proprio per far crollare i prezzi del greggio e quindi mettere i paesi del Golfo Persico e la Russia in difficoltà. Una guerra di soldi, insomma, altro che difesa internazionale della democrazia.

Una guerra che, però, doveva durare al massimo un anno, e non tre anni dall'inizio dello sfruttamento dell'olio di scisto: ora i costi di estrazione di tale risorsa sono diventati insostenibili, e quindi ecco che gli USA hanno fretta di impossessarsi delle risorse venezuelane, ingenti e comodamente a due passi dal proprio territorio.

Ripetiamolo, le sanzioni USA recentemente emesse vietano alle aziende e alle istituzioni finanziarie statunitensi di acquistare azioni e obbligazioni emesse dalle società pubbliche del Venezuela (in particolare PDVSA). Mentre Maduro, in risposta, accusa gli USA di voler affamare il popolo caraibico e promette che onorerà i debiti, in un modo o nell'altro, evitando il default. Ma cosa sta succedendo davvero?

Francisco Rodríguez, capo economista presso Totino Capital, afferma che "Le sanzioni messe in atto dagli Stati Uniti in Venezuela non riguardano direttamente i titolari di obbligazioni esistenti. Le sanzioni sono state emanate nel tentativo di bloccare nuovi finanziamenti al Venezuela. La negoziazione delle obbligazioni esistenti rimane legale e finché il governo continuerà a pagare i servizi di tale debito sarà un investimento molto redditizio sul mercato". Insomma, chi ha già investito non perde nulla, per il momento, e continua a guadagnare bene finché Caracas non arriva al default (eventualmente).

E continua: "L’effetto di queste sanzioni sarà quello di generare un nuovo ciclo di tagli alle importazioni in Venezuela. Abbiamo già visto negli ultimi anni come le importazioni siano già state tagliate". E' quindi presumibile che Maduro avrà sempre più difficoltà a pagare, visto che non troverà più nuovi investitori negli States e quindi meno liquidità per saldare i debiti di oggi.

Ma ciò non vuol dire che non abbia più carte da giocare: Maduro, intelligentemente, stima di mantenere il proprio impegno per il rimborso del debito ottenendo il rinnovato sostegno finanziario da Paesi esteri importanti come Russia o Cina. Ossia, estenderà i propri interessi commerciali verso grandi partner come Russia, Cina, e anche India, in linea con un cambiamento strutturale a lungo termine oramai inevitabile che porterà, man mano, ad un costante calo dei negoziati e degli scambi commerciali con i vicini Stati Uniti.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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