Mercoledì, 14 Giugno 2017 13:40

Bitcoin, siamo ancora nella bolla?

Pochi giorni fa la bolla speculativa dei Bitcoin sembrava esaurita, poi la moneta ha ricominciato a correre verso l'altro. Che succede?

Con questo articolo abbiamo valutato che le ultime quotazioni della criptomoneta rappresentassero una bolla speculativa. Che, però, non era ancora finita.

Guardando alla capitalizzazione, Il mercato delle criptovalute - Bitcoin e le altre - ha già superato il tetto dei 100 miliardi di dollari, e ormai viaggia oltre i 110 miliardi: una cifra paragonabile con il PIL di una Nazione nn certo piccolissima come l'Ungheria, tanto per capirci. Incredibile ed inatteso risultato: a gennaio il 'market cap' complessivo delle monete virtuali non arrivava a 20 miliardi di dollari, quindi 6 volte di meno.

Tra le monete, manco a dirlo, è il Bitcoin che ha fatto la parte del leone, dato che tuttora rappresenta il 40 percento del mercato con prezzo intorno ai 2.800 dollari ed una capitalizzazione che supera i 45 miliardi di dollari.

Ma non è solo Bitcoin: la principale valuta 'concorrente', per così dire, è l'Ethereum. Che, comunque, non è alternativo ma innovativo rispetto al Bitcoin, in quanto oltre che da moneta funge da tecnologia per gli 'smart contract'. Ebbene, l'Ethereum è arrivata oltre i 400 dollari, con una capitalizzazione di 36 miliardi di dollari, altro che clone del Bitcoin.

Poi, c'è Ripple, moneta specializzata nel trasferimento di fondi tra istituzioni finanziarie, con una capitalizzazione di 10 miliardi di dollari - ad inizio anno era ferma a meno di 240 milioni di dollari.

A seguire, una valanga di 'cloni del Bitcoin', monete tutto sommato poco innovative rispetto alla capostipite e quindi che brillano di luce riflessa. Ma è sempre luce: il portale CoinMKTCap segnala almeno una decina di monete cosiddette 'Altcoin' ciascuna con capitalizzazione oltre i 500 mila dollari. Non male per dei cloni.

Dando voce a Valeria Portale, responsabile blockchain e distributed ledger degli Osservatori del Politecnico di Milano, apprendiamo che l'ascesa del Bitcoin e delle criptovalute in genere era a di poco inaspettata, per lo meno così repentinamente e a tali livelli. E che ciò è successo anche grazie agli haker: casi come quello del malware 'WannaCry', il virus che bloccava i dati del proprio PC pretendendo un riscatto in Bitcoin, hanno di fatto pubblicizzato l'utilizzo e stimolato l'interesse per le criptomonete. Testomonianza lo è il fatto che già il 10 maggio, due giorni prima dell'assalto di WannaCry, il Bitcoin era a quasi 1.800 dollari - un valore di per sè alto - mentre un mese dopo ne valeva altri 1000 in più: oltre ogni rosea aspettativa per gli investitori.

La comprensibile euforia nel mercato delle valute virtuali ha certamente attratto nuovi investitori e seminato entusiasmo, ma attenzione: gli analisti avvertono del rischio bolla speculativa, anche per via dei limiti intrinseci del bitcoin e delle altre monete digitali: opacità nell'uso delle monete - spesso destinate ad attività di scambio illecite - unita ad eccessi di volatilità ed onnipresente rischio di speculazione interna. Un cocktail pericolosissimo per gli investitori meno familiari con i tecnicismi del settore.

Spiega quindi Portale: "Non c'è molta chiarezza sul trattamento delle criptovalute". Al punto che la natura peer - to - peer delle monete digitali rende complicato capire l'uso concreto delle risorse e la loro destinazione finale: ossia, come facciamo a capire come vengono immessi nell'economia reale i valori di una piattaforma che esiste solo sul Web?

E poi c'è l'effetto leva, che nel caso delle criptomonete è potenzialmente infinito: senza il filtro di governi e banche centrali, non ci sono limiti alla speculazione in leva. Con effetti imprevedibili sull'economia reale: i Bitcoin verranno spesi davvero, oppure si tratterà solo di speculazione finanziaria, dato che spesso chi compra Bitcoin li usa per comprare altre criptovalute, alimentando di fatto il rischio bolla?

La strategia usata dai più, infatti, è proprio questa: un gioco speculativo tra le varie monete virtuali, dove il Bitcoin, scambiato con le monete fiat, fa da leva per acquisto e vendita di valute secondarie, le Altcoin. Le quali, si sa, non tutte sopravviveranno a lungo: come evidenzia Portale, "Resisterà chi ha un valore aggiunto, come possono essere gli smart contracts di Ethereum, e offre un servizio che non dipende solo dai Bitcoin". I cloni, insomma, nel lungo periodo saranno un pessimo investimento ed un sicuro fallimento.

Per finire, ricordiamo la scadenza naturale, per così dire, dei Bitcoin: esiste il limite intrinseco nella tecnologia stessa di limite di emissione, pari a 21 milioni di Bitcoin. Oltre i quali non sarà più possibile battere (o 'minare', come si dice) altre monete. In teoria, quindi, una moneta che aumenta di popolarità ma è limitata numericamente entra in deflazione, ma nel caso del Bitcoin è meglio, sottolinea sempre Portale, evitare di lanciarsi in facili pronostici. E' meglio invece seguire le novità sul piano normativo: dopo i venti di guerra tra banche centrali e criptovalute, infatti, il Bitcoin incassa un'importante assist dal Giappone, che ha recentemente varato una legge che riconosce il Bitcoin come forma di pagamento.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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