Sabato, 19 Luglio 2014 14:00

Bitcoin: non abbiate paura

Nonostante tutto, il Bitcoin è ancora a galla. Anzi, l'interesse sulla criptomoneta sembra crescere sempre più. Facciamo il punto di situazione.

Stando alle analisi di Bankitalia - l’Ufficio di Informazione Finanziaria, UIF - reperibili nel rapporto 2013, "le operazioni in Bitcoin non consentono di identificare i soggetti intervenuti nelle transazioni, facilitando lo scambio di fondi in forma anonima e l'utilizzo nel contesto dell'economia illegale". Insomma, per la Banca d'Italia le monete virtuali sono facile oggetto di smerci senza nome e cognome... come il denaro contante!

Rincalza la dose il procuratore generale di Roma, Luigi Ciampoli, che si indigna affermando che il Bitcoin "può essere strumento per riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e delle mafie e per traffici illeciti". Ancora, come il denaro contante: che facciamo, aboliamo le banconote?

In realtà, sono pallidi tentativi di screditare una vera avanzata - oggi la moneta segna circa 630 dollari USA. Il Bitcoin è infatti diventata una vera e propria unità di conto per transazioni in rete senza carte di credito e senza commissioni, o almeno con commissioni ridicole rispetto a quelle bancarie.

Il grosso delle compravendite, indubbiamente, avviene su internet, ma sempre più esercenti non proprio virtuali hanno iniziato ad accettare la crittomoneta. Non solo: come più volte detto, esiste anche il bancomat di Bitcoin - sia per vendere che per comprare i Bitcoin. Il primo già arrivato in Italia, a Roma.

Ricordiamo in due righe che la moneta virtuale esiste dal 2009 - ma solo dal 2013 ha cominciato a attrarre investitori a tal punto da avere un valore di mercato considerevole - e solo su internet: non esiste un suo corrispondente fisico come una banconota o una moneta. Sfrutta un complesso algoritmo che allo stesso tempo ne impedisce la contraffazione e ne fissa un tetto massimo, ancora da raggiungere, a 21 milioni di unità (ma esistono sue frazioni fino alla ottava cifra decimale). Sono la risposta all'utopia libertaria di una moneta senza banche centrali, ma oggi soprattutto soddisfano una più concreta voglia di riservatezza.

L'essenza del Bitcoin, innegabilmente, è il suo anonimato: ogni transazione è registrata con un indirizzo mittente ed uno destinatario, ma non esiste alcuna associazione tra l'indirizzo ed il nome del suo proprietario. Ma anche la sua semplicità di transazione.

Ed ecco gli scenari di chi ne segue il destino: gli apocalittici, come il suddetto UIF della Banca d'Italia ma anche le procure, scorgono nel Bitcoin il mezzo poco trasparente e sfruttato da mafie e terroristi per eludere la giustizia ed il fisco. Gli affascinati esaltano invece l'aurora di un'economia senza frontiere, piegata ai bisogni degli individui e non ai dettami di governi, banche o multinazionali.

Chi avrà ragione? Che i Bitcoin e le altre crittomonete vengano usate per transazioni illecite è inevitabile: ma - abbiate pazienza - succede più o meno per qualunque moneta e con i mezzi più subdoli: dalle auto agli immobili, ai social network, alla posta elettronica, ai farmaci. La buona notizia però è la potenzialità di fluidificare l'economia del web. Anche se, almeno nel breve periodo, difficilmente farà ombra alle valute tradizionali.

Resta comunque una seria scommessa per un discreto numero di "venture capitalist". Come nel caso del sequestro di quasi 30 mila Bitcoin (circa 20 milioni di dollari) a Silk Road, un cyber sito si chiaro stampo criminale (si vendeva di tutto, fino a droghe ed armi): ne ha approfittato Vaurum, una start up della Silicon Valley che li ha ricomprati tutti all'asta giudiziaria e li ha rimessi in circolo proprio per mantenere liquida l'economia della criptomoneta.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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