Giovedì, 05 Gennaio 2017 19:21

Bitcoin: arriva l'impennata (im)prevista

Il prezzo della moneta virtuale per eccellenza, il Bitcoin, è letteralmente esploso a partire dalle ultime settimane del 2016 e per tutti i primi giorni dell'anno nuovo. Oggi, invece, si sono susseguiti crolli di prezzo neanche troppo modesti. Vediamo che succede.

Con un pizzico di orgoglio segnaliamo che, come suol dirsi, 'l'avevamo detto': in questo articolo avevamo azzardato una previsione per fine anno che, puntualmente, si è di avverata. Ma veniamo ai fatti.

In questi ultimi giorni il prezzo del Bitcoin ha raggiunto livelli molto elevati, superando per fine anno la quota dei 1.000 euro e continuando poi ad aumentare fino a stamani, quasi raggiungendo i record di sempre.

Ricordiamo che dal 2016 l'incremento del prezzo della moneta virtuale è stato del 122%, ben superiore a qualsiasi altro cambio tradizionale e per giunta per il secondo anno consecutivo.

Addirittura, nella mattinata odierna le quotazioni sono schizzate fino alla ragguardevole somma di 1.152 dollari, in altre parole segando un rialzo del 18% rispetto ad inizio 2017. Fino a stamani, insomma, sembrava evidente come la criptomoneta per eccellenza avesse preso il largo dalla soglia dei 1.000 dollari, fatto che solo fino a qualche settimana fa sembrava ben poco scontato o quantomeno abbastanza improbabile. Ricordiamo ancora che proprio in queste ore il Bitcoin tocca i livelli record vicini a quelli del 2013, i più alti di sempre, quando la moneta valeva 1.162 dollari. Ci siamo, insomma.

Poi, invece, ecco arrivare una pur lieve inversione di tendenza. O un piccolo rimbalzo, come si dice in gergo tecnico: il prezzo è sceso fino a 888 dollari, segnando un crollo del 21 percento rispetto al prezzo di apertura, per poi riprendere (al momento!) a 950 dollari. A tal proposito, si sprecano le ipotesi dei motivi dietro a questo comportamento di controtendenza: ad esempio, una spiegazione sarebbe che la Banca Centrale del Messico, iul Banco de México, sta intervenendo a sostenere il cambio della propria moneta (in ribasso sul dollaro, appunto) mentre in Cina pare che le autorità centrali stiano esercitando controlli per sostenere il cambio dello Yuan.

Ma torniamo alla fase di crescita: sembra chiaro che il boom del Bitcoin è legato alla crisi della moneta cinese, lo yuan. E' vero che la valuta cinese è decisamente debole, ormai da mesi, mentre negli ultimi giorni la People’s Bank of China sta intervenendo sui mercati per combattere questo progressivo indebolimento e quindi impedire che il cambio contro il dollaro sfondi la soglia di 7, proprio mentre gli USA si preparano all'insediamento del nuovo presidente USA, Donald Trump. Il quale, tanto per essere chiari, ha già minacciato come primo atto della propria amministrazione - ossia dal 20 gennaio - di qualificare la Cina come 'manipolatore del cambio'.

Sono questi i presupposti per cui, nell’ultima settimana, è stata ritirata da Pechino liquidità per 435 miliardi di yuan, pari a 63 miliardi di dollari: ciò oltretutto sta facendo esplodere i tassi sui depositi overnight in valuta locale fino all'incredibile valore di 45 percento.

E' insomma un fatto che la crisi dello yuan è collegata all'andamento del Bitcoin, proprio perché tanti investitori cinesi stanno verosimilmente tuffandosi ad investire nella moneta digitale, in modo da proteggersi dalla debolezza della loro moneta. Dimostrazione lo è il fatto che nella prima seduta dell’anno sono stati acquistati 5 milioni di bitcoin in yuan, contro appena 53.000 bitcoin in dollari.

Ma un'altra popolosa potenza sembra influenzare pesantemente l'andamento della moneta virtuale: l'India. Pensate: da quasi due mesi l'altro gigante asiatico ha messo fuori corso le sue due più alte banconote, quelle da 500 e 1.000 rupie - pari a circa 6,50 e 13 euro - ossia una quantità di liquidità pari all’86 percento dell’intero contante che circola per l'economia interna. Infatti, dato che le banconote di nuova emissione non sono state immesse tempestivamente a rimpiazzare le precedenti andate fuori corso, si è evidentemente scatenata una crisi di liquidità in India che ha fatto crollare addirittura le compravendite di oro, proprio nel Paese più affezionato al metallo prezioso insieme alla Cina. Anche in India, quindi, gli investitori stanno evidentemente investendo sempre più nella moneta digitale.

E allora, alla crisi della moneta cinese e della liquidità indiana si sommano le tensioni geo-politiche, i timori e le attese per l’arrivo dell’amministrazione Trump e per gli impatti, verosimilmente pesanti, che si avranno sul piano economico ma anche sul versante delle relazioni internazionali tra gli USA e le altre potenze mondiali, Messico Israele e Russia in primis.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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