Martedì, 08 Marzo 2011 13:00

benzina: quanto ci guadagna lo Stato

Tutti sappiamo che il prezzo finale della benzina è alto anche - e soprattutto - per le tasse che gravano su di esso. Ma non tutti sanno che l'aumento delle imposte sui carburanti sono il metodo - facile e veloce - dello Stato per far cassa e provvedere ad esigenze straordinarie, come nel caso dei costi per la ricostruzione dopo terremoti o inondazioni. Ma anche in caso di esigenze di finanziare interventi a conflitti all'estero. Qualcuno ha fatto i conti, ecco i risultati.

Non passa giorno che il prezzo dei carburanti segni nuovi record. E' davanti agli occhi di tutti. Ma quanti si rendono conto che tutti che i rincari sono legati prevalentemente alle imposte nazionali che gravano sul prezzo del carburante? Quando il prezzo del greggio al barile sale, la benzina al distributore sale di prezzo. E' logico. Ma quando il prezzo al barile rimane costante, o addirittura scende, perchè la benzina continua a rincarare?

Purtroppo sul prezzo in Italia pesano “tasse misteriose” che resistono da oltre 70 anni e che il nostro caro Paese continua a farci pagare. Il prezzo complessivo è composto da varie voci: dal costo del prodotto raffinato, il trasporto primario, il costo di stoccaggio, le varie spese di ufficio e punto vendita, fino al margine per il gestore. Sembrerebbero molte, ma tutte queste voci - che contemplano spese e guadagni per diversi soggetti - ammontano solo al 30% del costo del carburante. Sì, avete capito bene. Meno di un terzo del prezzo finale. Oggi la benzina super sfiora i 2 euro al litro: solo sessanta centesimi vanno a chi la produce. Il restante 1,40 euro, a vario titolo, va in tasse. Più del doppio.

Ecco svelate le "tasse misteriose". Pensate, la prima fu introdotta da Mussolini nel lontano 1935 - 1,90 lire al litro sulla benzina per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia. Il duce e tutti i fascisti sono morti e sepolti, ma la tassa è ancora lì. Poi, nel corso degli anni, ogni Governo ha deciso di imporre “balzelli” per ogni emergenza: dalla crisi di Suez (1956), al disastro del Vajont (1963), fino alle guerre in Libano e Bosnia.

Giudicate voi con l'elenco completo.

- la guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire)

- la crisi di Suez del 1956 (14 lire)

- il disastro del Vajont del 1963 (10 lire)

- l'alluvione di Firenze del 1966 (10 lire)

- il terremoto del Belice del 1968 (10 lire)

- il terremoto del Friuli del 1976 (99 lire)

- il terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire)

- la missione in Libano del 1983 (205 lire)

- la missione in Bosnia del 1996 (22 lire)

- il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire)

- il Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali (0,0073 Euro)

- 0,040 euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92

- 0,0089 euro per far fronte all'alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011

- 0,112 euro sul diesel e 0,082 euro per la benzina come da Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici" del governo Monti.

Ma non è finita qui: perché come spesso accade in Italia – abbiamo una tassa sulla tassa. Su questi 25 centesimi di euro infatti, sommati alla vera e propria imposta di fabbricazione (definita per decreti ministeriali), viene aggiunta pure l’IVA, anch'essa in costante aumento.

E allora, quanto ci guadagna lo Stato? i conti sono facili, ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato. Secondo i dati dell’Unione petrolifera nel 2007, le entrate fiscali alimentate dai prodotti petroliferi sono state superiori ai 35 miliardi (24,7 derivanti dalle accise e 10,5 dall’IVA).

 

FONTE: http://www.finanzautile.org

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