Mercoledì, 09 Gennaio 2013 20:06

bancarotta fraudolenta: fuori dal giro per 10 anni

Ecco un'altra sentenza che costituirà un interessante precedente per situazioni simili. In breve: se un manager viene condannato per bancarotta fraudolenta, oltre a scontare la pena prevista - molto breve, spesso - viene interdetto da posizioni direttive presso le aziende per dieci anni. Solo una teoria?

La Corte di Cassazione con la freschissima sentenza n. 769 dell'8 gennaio 2012 ha deciso che un manager condannato per bancarotta fraudolenta, magari libero di "ricominciare" dopo appena 3 anni di condanna, non potrà comunque svolgere incarichi direttivi o fare l'imprenditore per ben dieci anni. Anche se titolare di ditta individuale che, magari operante in regime di contabilità semplificata, non ha tenuto il libro giornale e il libro degli inventari. Sono questi i principi affermati dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 769 dell'8 gennaio 2012.

Il fatto nasce dall'aver reso definitiva la pena principale per un piccolo imprenditore - titolare di una ditta individuale in regime di contabilità semplificata - a tre anni di reclusione e quella accessoria di dieci anni di interdizione dall'attività imprenditoriale in grado precedente decisa dalla Corte d'appello di Palermo. Perché? Semplice, costui fin dall'inizio non aveva tenuto il libro giornale e quello degli inventari, impedendo così agli inquirenti di ricostruire il volume d'affari.

I giudici della Cassazione precisano nelle motivazioni della loro decisione che "anche le imprese sottoposte a un regime tributario di contabilità semplificata sono obbligate alla tenuta delle scritture e dei libri di cui all'art. 2214 c.c., e in modo particolare del libro giornale e del libro degli inventari che lo stesso art. 2214 c.c. indica come scritture contabili obbligatorie per chi esercita un'attività commerciale, sia ai fini civili che a quelli penali previsti dalla legge fallimentare". Insomma, per essere condannati per bancarotta documentale fraudolenta si può aver distrutto le scritture, ma anche semplicemente... non averle mai tenute, fin dall'inizio, con il chiaro intento di impedire al curatore la ricostruzione del volume d'affari.

Non si tratta quindi di una mera omissione delle scritture contabili obbligatorie, ciò che "sarebbe pur sempre configurabile non il delitto di bancarotta documentale semplice". No, la condanna è quella più grave di bancarotta fraudolenta documentale, provato che l'omessa tenuta delle scritture contabili sia inequivocabilmente mirata a impedire la ricostruzione della contabilità.

Con in più il carico: la pena accessoria. Anche se il condannato ha avuto il minimo della pena, tre anni, comunque è punito con l'interdizione dall'esercizio dell'attività imprenditoriale e manageriale, indicata in misura fissa (dieci anni) ed inderogabile a prescindere dalla durata della pena principale, con conseguente inapplicabilità dell'art. 37, c.p..

 

FONTE: http://www.italiaoggi.it

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