Domenica, 28 Febbraio 2016 12:00

avvocato, ingegnere e medico: stipendi a confronto

Una volta i nostri genitori ci indirizzavano verso professioni classiche, solide, rispettate e soprattutto ben remunerate: l'avvocato, l'ingegnere o il medico. Vediamo oggi se quel consiglio ancora è valido o se, complice la crisi, anche questi miti del lavoro sono da rivedere.

Quanti ingegneri, medici e soprattutto avvocati di oggi, nati intorno agli anni settanta e ottanta, ancora non sono decollati professionalmente ma, dicono loro, soffrono inspiegabilmente di una costante e drammatica crisi della loro professione. Purtroppo alla base ci sono numeri - i salari medi appunto - che senza ombra di dubbio dichiarano una grave situazione che affligge questi professionisti. Situazione che nessuno, prima del cambio di millennio, si sarebbe mai aspettato di veder dilagare. Vediamo il tutto in dettaglio: quanto guadagnano gli avvocati, i medici e gli ingegneri dei giorni nostri in Italia.

Andiamo per ordine - poi capirete quale ordine - e cominciamo dal medico.

Premesso che non si dovrebbe decidere la professione di medico solo per lo stipendio - è doveroso dirlo - vi sarete accorti che comunque diventarlo non è semplice: gi dai test di ingresso all'univrsità si capisce come sia una professione intensa, lunga nella preparazione professionale e di certo non per tutti.

Comunque, se siete riusciti a completare il percorso di Laurea nei canonici sei anni - magari qualcosa di più - e quindi avete non meno di 25 anni, avrete scelto di fermarvi - diventando medici di base - o di continuare per la specializzazione.

In entrambi i casi si inizia a guadagnare subito: un medico specializzando guadagna nei primi due anni non meno di 1.700 euro netti al mese, contro almeno 1.800 euro dal terzo anno in poi. A seguire la strada per il medico specialista in ospedale è tutta in salita, dai 2.000 ai 3.000 euro al mese o anche più a secondo la posizione che siete riusciti a ritagliarvi. Il medico di base, invece, guadagna in base al numero totale di pazienti che lo hanno scelto: uno stipendio medio si aggira non sotto i 3.000 euro netti al mese.

Insomma, il medico dipendente campa bene ma, certamente, non guadagna le cifre che ci raccontavano una volta.

Detto del medico, passiamo allora all'ingegnere.

In teoria, l'ingegnere è tra le professioni più apprezzate nel mondo e che richiede più conoscenze dal punto di vista tecnico, quindi ci aspetteremmo che fosse un lavoro pagato molto bene. In verità, ciò vale per coloro - pochi - che si affermano privatamente e si ritagliano particolari nicchie di eccellenza: loro sì che guadagnano bene.

Gli altri - diciamo l'ingegnere medio dipendente di un'azienda - fa fatica a superare i 2.000 euro netti al mese. In particolare, l'ingegnere civile - il più diffuso, tra l'altro tra i più difficili e di responsabilità, agli inizi post laurea difficilmente guadagna più di 1.500 euro al mese. Un po' di più guadagna,in media, un ingegnere meccanico: siamo su una media di 1.800 euro netti al mese. Altri tipi di ingegnere guadagnano subito molto bene, ma non in Italia: parliamo ad esempio di ingegnere petrolifero, informatico o aerospaziale, che in Italia rischia di occuparsi - sottopagato, a 1.000 euro al mese - di mansioni generiche mentre all'estero è decisamente ben impiegato.

Quindi, a quanto risulta anche l'ingegnere fatica molto per studiare ed affermarsi ma, soprattutto all'inizio, non vede molta luce in fondo al mese.

E per concludere, vediamo come se la passa l'avvocato.

Tagliamo subito corto: se avete scelto la professione di avvocato per guadagnare bene, è probabile che avete fatto i conti in un'epoca sbagliata. I laureati in giurisprudenza, divenuti con l'esame di Stato avvocati penalisti, civilisti o magari amministrativi, dopo anni di studi e praticantato non riescono ad arrivare a fine mese: lo stipendio medio è dell'ordine di 500 euro mensili, praticamente una paghetta o un misero rimborso spese.

Parliamo evidentemente di dipendenti di grandi studi legali o organizzazioni di medie dimensioni, ma la realtà è questa per i primi, lunghi, interminabili anni dal conseguimento del titolo di avvocato. A quel punto, pur di ottenere clienti e cause, i sempre meno giovani avvocati decidono di svendersi il più possibile, alimentando in tal modo anche una concorrenza poco leale che porta ad una selezione tra professionisti a diroco estenuante. Anche perché sono troppi: secondo le statistiche del'ordine professionale, ogni anno 15 mila avvocati iniziano a cercar lavoro e ad esercitare. Mentre magari è già lunga la fila dei colleghi più anziani che ancora arrancano a fatica.

Ancora, per attirare clienti l'avvocato mette in atto tecniche rischiose (per la sua stabilità economica), come il pagamento condizionato al raggiungimento dell'obiettivo: il professionista viene pagato quanto il cliente vince la causa o comunque consegue un obiettivo inizialmente previsto e concordato.

Poi, superata la fase del neo - titolato, se resta dipendente l'avvocato non guadagna certo cifre incredibili: a malapena si arriva a 1.200 o 1.500 euro al mese, sempre con la condizione del pagamento ad obiettivo - e non con regolarità, come il 'classico' dipendente statale.

In finale, l'avvocato dipendente in Italia è un mestiere che - complice il basso e discontinuo stipendio a fronte di intenso studio e continue fatiche - appassiona sempre meno e soprattutto delude sempre più: chi cerca fortuna in tal senso è bene che si orienti verso l'estero, in particolare in settori di diritto internazionale, dove il trattamento stipendiale è invece ben proporzionato all'indiscussa professionalità della persona. Peccato l'università italiana, lunga difficile e costosa, non ci prepara certo a questo .

In sintesi, quelli che una volta i nostri genitori ci spacciavano come mestieri solidi e rispettabili, ma soprattutto ben pagati e che non conoscevano crisi, oggi sono sovraffollati, inflazionati e soprattutto, se in posizione da dipendente, non consentono di condurre una vita autonoma ed agiata ma a malapena di tirare avanti tra mille privazioni. Tra esse, l'avvocato oggi rappresenta il tipico caso: ce ne sono troppi, non godono di buonissima fama tra i datori di lavoro - che tendono a pagarli il meno possibile - e, soprattutto all'inizio della carriera, prima di affermarsi, di fatto sono in rimessa.

 

FONTE: http://www.biponline.it

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