Martedì, 13 Marzo 2018 08:19

aumento dell'IVA nel 2019

A meno che il prossimo governo non si inventi una soluzione efficace, ossia che trovi coperture per evitarlo, a fine anno ci attende l'automatismo dell'aumento dell'IVA. Prepariamoci al peggio: maxi stangata e calo della produttività, aumento povertà.

Riprendiamo i discorsi, dopo questo articolo, sulla crisi in Italia.

A conti fatti, Il governo che esce vincitore dalle elezioni - e che ancora non si è definito - ha appena sei mesi per tentare di evitare il previsto maxi aumento dell'IVA. E ciò, come è facile immaginare, assesterebbe il colpo definitivo a un'economia oramai collassata e, di fatto, mai uscita dalla crisi.

Il punto è cerare, anzi trovare, 12,4 miliardi di euro. Tutto qui, il resto è demagogia. Altrimenti, in assenza di coperture, l'aliquota IVA dovrà passare dal 22 percento attuale al 24,2 percento, quella intermedia dal 10 percento al 11,5 percento. In teoria, già qualcosa dovremmo vedere con il Documento di Economia e Finanza (DEF) atteso per il 10 aprile prossimo, da presentare alla Commissione Europea entro il 30 aprile successivo. Anche se, a dirla tutta, sarà difficile che per tali date il nuovo governo sarà già nel pieno dei poteri.

Proprio per questo, è noto che il vice presidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, vorrebbe concederci qualche mese in più, mentre nel frattempo Pier Carlo Padoan preparerà un documento con cifre a legislazione vigente, ossia non indicativo dei reali mutamenti di politica economica eventualmente apportati dal nuovo esecutivo.

I veri numeri saranno invece contenuti nella legge di stabilità 2019, prevista a settembre prossimo e certamente nelle mani del nuovo esecutivo, con le cifre reali sulle entrate e le uscite fiscali per il 2019. Il problema, però, nascerà se il governo sarà privo di una reale rappresentanza parlamentare, insomma un esecutivo di scopo o istituzionale, sorretto da tutti i partiti nell'ottica della cosiddetta 'responsabilità'.

Secondo CONFESERCENTI, con le aliquote IVA portate nel giro di due anni rispettivamente al 24,9 e 13 percento, né più né meno quanto prevedono oggi le cosiddette clausole di salvaguardia, il carico conseguente per ciascuna famiglia sarebbe di 791 euro all'anno, mentre in tre anni i consumi verrebbero depauperati di 23 miliardi - cifra pari all'1,1 - 1,2 percento del PIL. Oltretutto, con la contrazione della domanda interna, ci dovremo pure aspettare nei prossimi anni una riduzione pure delle esportazioni, viste le attese di un cambio più forte. E facciamo finta di non sapere che accadrà anche un contraccolpo sui consumi interni, conseguenza di tassi in crescita e rincari del petrolio.

I vincitori dei seggi lo sanno: attenzione a stressare ulteriormente l'elettorato, cioè i cittadini: la maggioranza assoluta degli italiani ha votato il 4 marzo scorso per idee euro scettiche. Quindi, consentire l'aumento dell'IVA solo perché l'Unione Europea non ci concede alternative verrebbe malamente interpretato dai cittadini: missione fallita per il nuovo governo e tensione a mille con le istituzioni comunitarie.

Secondo Banca d'Italia, i redditi sono cresciuti mediamente del 3,5 percento dal 2014 al 2016, ma restando dell'11 percento più bassi rispetto al picco prima della crisi. Inoltre, l'aumento del rischio di povertà è passato dal 19,6 percento del 2006 al 22,9 percento del 2016. Tradotto, in queste percentuali i cittadini si ritrovano con un reddito sotto al 60 percento di quello medio nazionale - valore che 2 anni fa era di 30.700 euro a famiglia.

Spulciando tali numeri per fascia di età, professione e area geografica, scopriamo che l’aumento maggiore è contro le persone tra 35 e 45 anni, mentre sopra 65 anni è sceso. Molto colpita è la fascia sotto i 35 anni, con un rischio povertà al 29,7 percento, in netto aumento dal 2006. Al sud l'incidenza è rimasta inalterata, siamo al 39,4 percento (peggio di così non si può), mentre al nord è esplosa dall'8,3 al 15 percento ed al centro dal 9,7 al 12,3 percento. Tra i pensionati il numero scende in 10 anni dal 19 al 16,6 percento, tra gli autonomi sale dal 14,6 al 19,5 percento, e parimenti tra i lavoratori dipendenti dal 18,4 al 21,2 percento.

Insomma, il sud è messo malissimo - e si sapeva - ma al centro e nord la strada è la medesima: tutta l'Italia si sta, per così dire, 'meridionalizzando'. Ed i più colpiti sono quelli che, passata la fase di studente accademico, dovrebbero avere già un lavoro stabile. Stesso destino di profonda crisi per autonomi o dipendenti.

Conclusione: se il nuovo governo non riuscisse a trovare una soluzione per evitare la follia dei max aumenti dell'IVA, o semplicemente non si formasse un governo voglioso di farlo ma solo un governicchio pronto solo a salvare gli interessi della casta, il Paese rischia davvero, stavolta, di saltare in aria. E ad arrabbiarsi sarebbe proprio la colonna portante dell'economia italiana, quelli che pagano le tasse e così sostengono i privilegi della casta: i lavoratori, tutti.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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