Venerdì, 13 Giugno 2014 14:00

aumento capitale per MPS: che succede?

Parliamo di una banca che ha fatto sempre parlare di sè e dei suoi rapporti, tutt'altro che chiari, con la politica ed in generale il potere, a tutto beneficio degli "amici di" ed ovviamente a discapito dei correntisti ed azionisti vari. Parlando del recente aumentodi capitale, qualcuno ha davvero capito che sta succedendo?

Guardiamo i fatti: oggi, a metà seduta, il titolo del gruppo senese era arrivato a 1,823 euro (+3,58%), al suo quarto giorno di aumento di capitale. Mentre erano in calo i diritti, il cui prezzo subito dopo l'apertura già dava segni negativi, arrivando a circa 17,35 euro (-2,7%).

A memoria, all'inizio della ricapitalizzazione i diritti partivano da 23,10 euro e le azioni da 1,54 euro. Quindi, l'andamento nel tempo di questi due prezzi indica che il mercato starebbe richiedendo azioni della banca, mentre i suoi attuali azionisti starebbero vendendo i diritti, non aderendo all'entusiasmo per l'aumento di capitale. Gli azionisti che non partecipassero affatto alla ricapitalizzazione si diluirebbero del 97,7%, dato che per ogni 5 azioni ordinarie esistenti ne saranno emesse 214. Tuttavia, il piccolo risparmiatore non ha tanto timore dell'effetto della diluizione del suo capitale suo totale, non essendo certamente interessato alla gestione o a influire su di essa: no, il problema in realtà si pone per chi non vorrebbe aderire, ma al momento si ritrova con una perdita potenziale abbastanza consistente.

Guardando indietro, ci ricordiamo anche che una settimana fa, all'ultima chiusura di seduta pre-aumento, il titolo Monte Paschi valeva 23,64 euro. E quindi il consiglio d'amministrazioe ha deciso di sdoppiare ciascuna azione in diritto a 23,10 euro e titolo a 1,54 euro. Poi, oggi se sommiamo i prezzi dell'uno e dell'altroabbiamo solo 19,17 euro, cioè quasi il 19% in meno di una settimana fa.

Facciamo un esempio: un piccolo azionista, che una settimana fa aveva 1.000 azioni MPS, possiedeva un portafoglio di 23.640 euro. Che oggi, tra titoli e diritti, ne vale 19.170 euro: l'aumento del prezzo delle azioni non riesce ancora a compensare il calo del prezzo del diritto. D'altronde, se ancora azionista volesse partecipare all'aumento di capitale e quindi mantenere inalterata la quota, sulle mille azioni possedute dovrebbe sottoscriverne 42.800, al prezzo unitario di 1 euro. Già, dovrebbe sborsare ben 42.800 euro.

Gli azionisti stanno vendendo i diritti probabilmente nel tentativo di frenare le perdite potenziali, magari sperando che, superata la fase dell'operazione, il corso delle azioni torni a crescere. Peccato che i diritti sono negoziabili fino al 20 giugno, mentre l'aumento di capitale fino al 27 giugno: ciò significa che c'è tempo un'altra settimana per decidere se vendere o meno i diritti. Altrimenti, si rimane con in mano uno strumento utile solo a partecipare all'aumento, ma non a monetizzare dal loro possesso.

In effetti, il piccolo azionista che sottoscriverà in tutto o in parte le azioni di nuova emissione lo farà a sconto, cioè al 35% in meno del prezzo iniziale del titolo di lunedì, potendo sperare che una crescita dei corsi attuale prosegua o si stabilizzi, risarcendolo dell'onere sostenuto. Ma va detto che i nuovi titoli non saranno effettivamente disponibili se non al prossimo mese, e una volta completata la ricapitalizzazione il prezzo di partenza delle azioni risulterà dalla media ponderata tra il valore dei vecchi titoli e quello dei nuovi. E allora, pesando questi ultimi per il 97,7% del totale, il prezzo sarà trascinato quasi certamente verso più quota 1 euro che non verso gli 1,80 euro circa delle quotazioni attuali, salvo risalire (o scendere ancora) in base al mercato, cioè alla solita regola della domanda e dell'offerta post-aumento.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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