Mercoledì, 05 Febbraio 2014 13:00

assicurazioni RC auto: dietro front del governo

Il decreto cosiddetto "destinazione Italia" avrebbe dovuto contenere un controverso codicillo che, a detta dei più, avrebbe portato ancora ingenti vantaggi alle già potentissime compagnie di assicurazioni. Forse per evitare nuove bagarre, invece, anche visto cosa successo per il caso IMU - Bankitalia, gli articoli riguardanti l'RC auto sono stati ritirati. Ecco i dettagli.

Il provvedimento inserito nel decreto "destinazione Italia" del governo di Enrico Letta minacciava di sollevare un polverone: la controversa riforma della RC auto è stata alla fine messa temporaneamente nel cassetto.

Più in dettaglio, di tratta dell'articolo 8 del decreto in questione, dedicato alle polizze obbligatorie per la responsabilità civile degli automobilisti, già sonoramente bocciato dalla commissione giustizia della Camera. Beh, le agenzie di stampa delle fonti di Palazzo Chigi hanno riferito che dopo la riunione tra i capogruppo di maggioranza e il governo, la decisione è stata presa: ritirare l'articolo in questione.

Il motivo: "garantire il superamento dell’ingorgo che metteva a rischio l'approvazione stessa del provvedimento e degli altri decreti". La stessa commissione finanze della Camera si esprime in questi termini: "un atto di giustizia nei confronti delle associazioni di tutela delle vittime della strada, dei consumatori e delle migliaia di piccole e medie imprese artigiane del settore dell'auto-riparazione”, sono le parole di Marco Di Stefano, parlamentare del PD componente la commissione.

E continua: "Ora, nell'ottica del rafforzamento della capacità operativa del governo che tutti auspichiamo, si proceda con immediatezza alla presentazione di un disegno di legge che, raccogliendo i frutti dell'intenso dibattito di queste settimane, affronti il tema della RC auto dal punto di vista del rafforzamento del sistema delle garanzie per i cittadini e senza penalizzare inutilmente un comparto produttivo che assicura posti di lavoro senza nulla chiedere al bilancio dello Stato".

I punti bui dell'articolo infatti riguardano potenzialmente tutti i cittadini, come il depennamento dei risarcimenti per i cosiddetti danni lievi già fortemente limitati dal governo Monti, ma anche la decadenza del diritto di richiesta di risarcimento in mancanza di apertura della pratica entro novanta giorni dall'incidente.

Ma c'erano anche misure come l'uso della scatola nera come prova principe, o i paletti sulla raccolta delle testimonianze sugli incidenti, ma anche l'utilizzo delle carrozzerie convenzionate e i limiti alla cessione del credito ai carrozzieri. Tutti elementi che avevano fatto sbottare il deputato del M5S Andrea Colletti, membro della stessa commissione giustizia, il quale affermava che la misura "E’ talmente sbilanciata a favore delle imprese di assicurazione e a sfavore degli assicurati da sembrare scritta direttamente dalla UNIPOL".

Lo stesso FattoQuotidiano.it per voce dell'avvocato Marco Bona aveva affermato a metà gennaio con toni duri che si tratta di "uno stravolgimento dei diritti del cittadino abominevole” ed un "successo enorme" per la lobby delle assicurazioni, ANIA (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici), e la compagnia delle COOP che controlla il mercato della RC auto, la UNIPOL.

Oltretutto, strane coincidenze aleggiavano attorno alla norma originale: tre onorevoli (due di Forza Italia e uno del PD) separatamente il 23 gennaio avevano presentato tre emendamenti identici per chiedere in sostanza una revisione dei risarcimenti morali per danni gravi come gli incidenti mortali o fortemente invalidanti. Tale proposta, guarda caso, è perfettamente in linea con le richieste delle compagnie che, come annunciato dal presidente dell'Associazione, Aldo Minucci, si sono dette pronte a tagliare i prezzi delle polizze obbligatorie solo a fronte di "modifiche normative sulle cause che determinano il maggior costo dei sinistri in Italia rispetto ai principali paesi europei: i risarcimenti particolarmente elevati delle lesioni gravi".

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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