Mercoledì, 10 Maggio 2017 12:00

assegno di mantenimento: solo se ex coniuge autosufficiente

Rivoluzionaria sentenza della Cassazione: l'assegno di mantenimento non compete a chi è economicamente indipendente. Una rivoluzione per gli ex coniugi che, finora, hanno dovuto versare l'assegno all'ex partner senza che quest'ultimo ne avesse, per così dire, effettivo bisogno per mantenersi.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di diritto divorzile.

La sentenza della Suprema Corte di Cassazione, n.11504/17, ridisegna completamente il panorama giuridico delle separazioni, introducendo un principio del tutto nuovo:  il mantenimento non va riconosciuto a chi è indipendente economicamente. Insomma, se l'ex coniuge possiede redditi, patrimonio mobiliare e immobiliare, ossia ha capacità e possibilità effettive di lavoro personale e comunque gode di una stabile disponibilità di un'abitazione, ebbene non ha oggettivo bisogno di supporto da parte dell'ex partner. E, quindi, in tali casi l'assegno di mantenimento non è più dovuto.

E' chiaro che la Cassazione, con questa storica pronuncia, stabilisce nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: conta il criterio dell'indipendenza, o se volete dell'autosufficienza economica, e non più il tenore di vita goduto nel corso delle nozze, per stabilire l'importo dell'assegno divorzile al coniuge che lo richiede. Ancora, il matrimonio 2.0, almeno secondo la Cassazione, cessa così di essere sistemazione definitiva: la Corte ricorda infatti, in altre parole, che sposarsi è un atto di libertà e autoresponsabilità, e non un'assicurazione per la vita.

Lo spunto per quest'atto rivoluzionario della Cassazione, depositato proprio oggi, è stata la situazione creatasi in merito ad un divorzio "eccellente" tra un ex ministro e un'imprenditrice. In tale contesto, infatti, i supremi giudici hanno rigettato il ricorso secoondo il quale la signora - l'imprenditrice - reclamava l'assegno di divorzio, peraltro già negatole con un verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014, che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione reddituale, e quindi aveva valutato che l'ex ministro dopo la fine del matrimonio aveva subito una riduzione dei redditi.

Ebbene, la Cassazione si è pronunciata sul caso in questione correggendo anche la motivazione del verdetto della Corte d'Appello di Milano: a far rinunciare all'ex moglie dell'ex ministro il diritto all'assegno non è tanto il fatto che si hanno notizie di abbondanti redditi - motivo che peraltro adesso già basterebbe a rigettare il diritto all'assegno, proprio in virtù del nuovo principio di autosufficienza - piuttosto la circostanza che i tempi sono ormai cambiati, ed oggi occorre, per dirla a parole della Corte, "superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva, in quanto èormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile".

Proseguendo con il pensiero della Cassazione, "Si deve quindi ritenere che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale".

La Cassazione entra nella ratio della sentenza 11504 con una apposita nota: "La Prima sezione civile - si legge - ha superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell'assegno al parametro del tenore di vita matrimoniale, indicando come parametro di spettanza dell'assegno, avente natura assistenziale, l'indipendenza o autosufficienza economica dell'ex coniuge che lo richiede".

La Corte ha ritenuto che il parametro del tenore di vita goduto durante il matrimonio non sia più un orientamento "attuale": con la sentenza di divorzio, osserva la prima sezione civile, "il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale, in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale".

Ancora, da oggi va individuato un "parametro diverso nel raggiungimento dell'indipendenza economica" di chi ha richiesto l'assegno di divorzio: proseguendo nella sentenza, "Se è accertato che il richiedente dell'assegno è economicamente indipendente - o effettivamente in grado di esserlo - non deve essergli riconosciuto tale diritto". Più chiaro di così: il metro per la Cassazione utile a valutare l'indipendenza economica di un ex coniuge è quindi il possesso di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, piuttosto che le capacità e possibilità effettive di lavoro personale e la stabile disponibilità di un'abitazione. Tutte misure facilmente verificabili con un semplice accertamento.

Nuovo pane per far lavorare gli avvocati, quindi: Gian Ettore Gassani, presidente dell'associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, definisce la sentenza un "terremoto giurisprudenziale: "La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11504/17, ha rivoluzionato il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell'assegno divorzile e dei criteri per la sua quantificazione. La Cassazione ha cambiato il criterio per riconoscere l'assegno al coniuge economicamente più debole, ed ha ritenuto che non fosse più possibile valutare come parametro il tenore di vita dei coniugi goduto in costanza di matrimonio".

E l'avvocato continua: "Secondo i giudici, l'assegno divorzile può essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede dimostri di non poter procurarsi i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento. Viene spazzato via un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta quindi di un terremoto giurisprudenziale in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l'assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali".

 

FONTE: www.repubblica.it

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