Lunedì, 16 Novembre 2015 14:44

assegno di mantenimento: non spetta se abile al lavoro

La Corte di Cassazione ha deciso che il mantenimento alla moglie non spetta se questa è giovane ed abile al lavoro, anche se nel periodo dell'unione ha svolto mansioni di casalinga.

Vediamo come sono andate le cose. I due coniugi in questione avevano ottenuto la cessazione del matrimonio con la sentenza del 30 dicembre 2009 del tribunale di Bari, il quale respingeva la domanda di assegno di mantenimento avanzata dalla moglie.

Poi, la Corte di Appello di Bari confermava la decisione dei giudici della sentenza di primo grado, non validando la posizione sostenuta dalla moglie. La quale sosteneva di aver condotto un tenore di vita nel corso del matrimonio da famiglia media, pur lavorando soltanto il marito e svolgendo lei stessa il ruolo di casalinga. La moglie, quindi, evidenziava che essendo priva di lavoro con la separazione non riusciva più a mantenere lo stesso tenore di vita. Mentre l'ex marito, convivendo con un'altra donna nella residenza di quest'ultima e avendo dimostrato di essersi collocato a riposo, percepiva di fatto un'indennità di disoccupazione e lavorava presso terzi continuando a mantenere lo stesso tenore di vita del periodo del matrimonio. Insomma, secondo la moglie con la separazione ci aveva rimesso solo lei.

La Corte di Appello a tal proposito aveva evidenziato il fatto che la moglie non aveva presentato alcuna prova sul tenore di vita che teneva nel corso del matrimonio, né aveva dato evidenza della natura delle retribuzioni che esercitava in maniera saltuaria. Di contro, la nuova convivenza del marito non era provabile poiché, pur esistendo una figlia nata dalla nuova unione, la documentazione anagrafica non comprovava la convivenza. Le dimissioni del marito, presentate dopo una contestazione disciplinare, avevano, invece, provato la disoccupazione dell'uomo. Insomma, la posizione della moglie appariva decisamente di parte.

La Corte alla fine ha ritenuto che la moglie fosse in grado di lavorare, mentre erano palesi le peggiorate condizioni economiche del marito dovute alla perdita del lavoro e alla nascita della figlia.

E quindi, la Corte di Cassazione con la sentenza n.11850 del 2015 ha respinto la domanda della moglie con le seguenti motivazioni:

 - secondo la moglie, il marito avrebbe rassegnato le dimissioni per sottrarsi all'obbligo di erogare l'assegno di mantenimento, ma secondo la corte la natura delle dimissioni non è affatto pretestuosa;

- riguardo la convivenza con l'altra donna, non ci sono prove che la confermino se non quelle risultanti dall'anagrafe che smentiscono tale affermazione;

- l'assegno di mantenimento viene riconosciuto al coniuge che non è in grado di mantenere lo stesso tenore di vita, ma va anche calcolato in base alla condizione dei coniugi, in base al contributo personale ed economico dato da ognuno di essi alla conduzione familiare, al reddito di entrambi e alla durata del matrimonio. In questo caso si devono considerare, quindi, sia il reddito del richiedente (la moglie) che quelli dell'obbligato (il marito).

La Corte, oltretutto, ha posto in evidenza anche la mancanza di elementi probatori che dimostrino l'impossibilità oggettiva della moglie di trovare mezzi adeguati per continuare a tenere un tenore di vita analogo a quello mantenuto in corso del matrimonio. In altre parole, una persona giovane ed in piena salute ha tutte le "carte in regola" per trovarsi un lavoro e quindi non dover ricorrere all'assegno di mantenimento come mezzo di sostentamento post-separazione.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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