una notte in museo
Domenica 15 Maggio 2011 11:48
Ieri sera la città di Roma, come ogni altro comune d'Italia, ha aperto le porte dei propri musei comunali ai visitatori per una nottata all'insegna della cultura ed il turismo di qualità. Come usanza da qualche anno. Ecco il racconto di una notte al museo Centrale Montemartini...
Così titolava il sito istituzionale dei musei in Comune. Ecco invece il sito istituzionale della Centrale Montemartini.
Ovviamente, come in ogni apertura gratuita al pubblico, larga è stata l'affluenza dei turisti, locali e curiosi di ogni tipo. Insomma, anche alle ore piccole c'è stato da fare la fila. Ma sicuramente ne vale la pena, specie per chi non ha mai visto il museo e, soprattutto, non sa chi fosse Montemartini. Scommetto che mentre leggete l'articolo vi fate la stessa domanda...
Signori, permettete che vi presenti il dott.Giovanni Montemartini.
Nasce a Montù Beccaria (Pavia) il 19 febbraio 1867. Si laurea in Giurisprudenza all'Università di Pavia, la stessa in cui anni dopo insegnerà Economia politica. Svolge un'intensa attività pubblicistica e scientifica collaborando a "Critica sociale" e a "Nuova antologia" nonché svolgendo le funzioni di caporedattore del "Giornale degli economisti". Eletto consigliere della Società Umanitaria di Milano nel 1901, assume la presidenza della sezione interessata agli Uffici del lavoro e matura una notevole conoscenza del funzionamento del mercato del lavoro. Trasferito a Roma l'anno seguente, diventa direttore generale del Ministero dell'Agricoltura, dell'Industria e del Commercio e ottiene l'incarico di direttore del neocostituito Ufficio governativo del Lavoro (embrione del futuro Ministero del Lavoro), che manterrà fino alla morte. Sotto la sua guida, questo Ufficio diventa un centro di studi nel quale si affrontano i problemi dell'occupazione, proponendo il collocamento e l'assicurazione volontaria integrata contro la disoccupazione ed elaborando gli schemi della futura legislazione sociale. Nel 1907 viene eletto consigliere comunale di Roma, diventando assessore ai servizi tecnologici nella giunta retta dal sindaco Ernesto Nathan (1907-1912). In questa veste sostiene la necessità dell'intervento municipale nei settori (ad esempio elettricità, acqua e trasporti urbani) in cui i concessionari privati non sono in grado di soddisfare le aspettative dei consumatori. Pubblicato nel 1902, il suo volume "La Municipalizzazione dei pubblici servigi" aveva d'altra parte contribuito a creare un clima favorevole all'approvazione della legge Giolitti sulle municipalizzazioni. Quest'ultima prevedeva tra l'altro che per procedere alla municipalizzazione di un servizio in concessione occorra il pagamento da parte del Comune di un indennizzo pari al valore dell'impianto e al lucro cessante, calcolato sulla media dei profitti dichiarati nei cinque anni precedenti e commisurato al numero di anni in cui la concessione sarebbe rimasta in vigore. Per evitare le pesanti conseguenze di questa norma sulle finanze comunali cittadine, propone a Roma la creazione di aziende municipali che si pongano in concorrenza con le società private, in modo da costringere queste ultime a desistere da comportamenti monopolistici. Dopo aver preso parte alla fondazione dell'Istituto Internazionale di Agricoltura (antenato della FAO), dal 1911 assume la responsabilità di direttore generale dell'appena costituito Ufficio di Statistica (embrione dell'ISTAT). Colpito da malore durante una riunione del Consiglio comunale, muore prematuramente a Roma il 7 luglio 1913.
La centrale termoelettrica Montemartini fu stata inaugurata dalla giunta Nathan il 30 giugno 1912, quindi un anno prima della morte del nostro amico Giovanni. Era il primo impianto pubblico di produzione elettrica dell'allora Azienda Elettrica Municipale (oggi nota come ACEA). Ovviamente, fu intitolata a Montemartini in quanto grande teorico delle municipalizzazioni delle aziende di servizi di interesse pubblico nonchè assessore al tecnologico. L'azienda era situata appena fuori dalle mura e dal rione Testaccio, in un comprensorio in cui l'amministrazione comunale aveva individuato l'area di sviluppo industriale della città, per la vicinanza del Tevere, della ferrovia e dell'asse viario Ostiense. Nella zona erano stati insediati nel 1910 i Mercati Generali e l'Officina del gas (fin allora prodotto in un'officina situata nella zona in cui fu poi scavato il Circo Massimo), ed erano attive aziende manifatturiere e laboratori artigiani.
Dopo mezzo secolo di attività l'impianto divenne obsoleto, e la produzione di energia elettrica fu definitivamente interrotta nel 1963. Seguirono più di vent'anni di decadenza degli immobili, smontaggio delle macchine e vari riusi degli ambienti, finché l'ACEA non decise di restaurare il corpo centrale del complesso, comprendente fra l'altro la sala macchine e la sala caldaie, conservando e restaurando le strutture murarie e alcuni dei macchinari che vennero ricollocati in situ (una turbina a vapore del 1917, i grandi motori diesel, altri macchinari), destinandolo a spazio per servizi direzionali e culturali.
L'intervento di recupero costituì di per sé un significativo episodio di salvaguardia dell'archeologia industriale della città. Quando poi nel 1995, a causa di gravi problemi di infiltrazioni d'acqua e di umidità, la Galleria Lapidaria e diversi settori del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio dovettero essere chiusi al pubblico, per permettere i lavori di ristrutturazione centinaia di sculture furono trasferite in alcuni ambienti dell'ex centrale elettrica Montemartini, in cui fu allestita una mostra. La sistemazione era stata inizialmente concepita come temporanea, in attesa della fine dei lavori al Campidoglio: tuttavia quando nel 2005 gli ambienti originari tornarono disponibili, si decise di far tornare indietro solo una parte delle sculture, e la Centrale divenne sede museale permanente.
La maggior parte dei reperti sono costituiti da pezzi di acquisizione relativamente recente, provenendo dagli scavi portati avanti dopo l'Unità d'Italia, in particolare negli antichi horti romani. L'ordinamento espositivo mette in forte rilievo l'area di ritrovamento dei reperti in mostra, e si articola in tre tematiche principali: Roma repubblicana (la sfera religiosa e funeraria, l'introduzione del lusso nella sfera privata, la ritrattistica), nella Sala Colonne; Il centro monumentale di Roma (area del Circo Flaminio, Tempio di Apollo Sosiano, Campidoglio, Area sacra di largo Argentina, Teatro di Pompeo), nella Sala Macchine; I giardini, le residenze imperiali e le domus (Horti dell'Esquilino, Horti Sallustiani, Horti spei veteris a Porta Maggiore, mosaico di santa Bibiana), nella Sala Caldaie. Il singolare intreccio tra immagini di archeologia classica e di archeologia industriale fa della visita di questa sede dei Capitolini un'esperienza particolarissima e molto interessante.
In effetti è usuale a Roma trovare sculture e busti di epoca Repubblicana (gli dèi). Parimenti, non è inusuale trovare un museo di archeologia elettrica con caldaie ed alternatori (le macchine). Ma lo spettacolo nasce dall'accostamento dei due mondi...