equo compenso... e io pago!
Giovedì 06 Maggio 2010 21:42

Compriamo un telefonino o un computer: non ce lo dicono, ma in realtà stiamo pagando anche la SIAE. Tutto vero: lo Stato ha legittimato una tassa occulta che gira parte degli introiti di questi dispositivi alla SIAE. Ma perchè... la SIAE ha diritto ai nostri soldi??
È l'effetto della norma, recentemente introdotta, legato al cosiddetto "equo compenso": un sovrapprezzo che, nella torbida mente del legislatore, serve a compensare i mancati introiti per gli autori dovuti alle copie per uso privato.
La legge in questione porta la firma del Ministro Bondi. Il fatto, invece, è l'epilogo pressoché scontato di una storia che viene da lontano e che segue, in modo puntuale, un copione tutto italiano: si istituisce un tavolo tra soggetti portatori di contrapposti interessi al solo fine di legittimare una scelta politica, in realtà, già assunta nelle solite stanze dei bottoni. Il 30 dicembre 2009, mentre gli italiani stavano per buttarsi alle spalle quello che verrà ricordato come l'anno della crisi, il Ministro Bondi, rimasto solo o quasi nelle stanze del Suo Dicastero, ha firmato il Decreto con il quale si stabiliscono contenuti e misure del c.d. equo compenso per copia privata (il Decreto si riferisce all'art. 71 septies della Legge sul Diritto d'Autore, secondo cui si riconosce ai titolari dei diritti a fronte della facoltà accordata a tutti gli utilizzatori legittimi di un'opera di effettuarne una copia privata).
Il sovrapprezzo introdotto va a colpire decoder, computer, console per videogiochi e persino cellulari: è una norma analoga a quella già applicata su dispositivi come lettori mp3 e cd vergini, guarda caso sempre giustificata per compensare i supposti mancati guadagni di autori e detentori dei diritti. Ovviamente, alcuni produttori e aziende di telecomunicazioni hanno fatto ricorso al Tar contro questa nuova gabella: alla fine il consumatore nota che il cellulare costa di più e compra meno, è ovvio.

Ma è davvero giustificato il principio del legislatore? Pensiamoci bene: prima, parlando di lettori mp3 e cd vergini, diciamo che il principio dell'equo compenso era tutto sommato applicabile (non dico giusto, ma almeno contestuale!!) ma, stavolta, stiamo parlando di apparecchi che solo lontanamente hanno a che fare con musica, film e quant'altro sia tutelato dal diritto d'autore: un cellulare può contenenere di tutto, è vero, ma è anche vero che la stragrande maggioranza delle persone lo utilizza soprattutto per telefonare. E non è corretto far incassare quanto dovuto ad autori ed editori prelevandolo direttamente dalle tasche della massa indistinta (sì, perchè un telefonino ce l'abbiamo tutti...) e per di più in un momento di crisi.
Viene anche un altro sospretto: perché i produttori non hanno insistito sulla sospensione immediata del decreto? Forse perchè hanno già messo in preventivo di dover pagare quanto previsto dal decreto Bondi per la prima parte del 2010 e poi, nel caso in cui il giudice amministrativo dovesse annullare il decreto, chiederanno la restituzione. Sì, la restituzione... ma di cosa, dei soldi che hanno versato i consumatori e che quindi dovrebbero essere, semmai, restituiti a loro?? Purtroppo il consumatore è all'oscuro di tutto: non si presenterà mai a richiedere indietro il maltolto, visto che la quota di sovrapprezzo non è neanche indicata negli scontrini.

Altroconsumo, insieme ad altre 8 associazioni di consumatori (Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori) hanno inviato una formale diffida alle aziende che avevano promosso il ricorso al Tar chiedendo loro: in attesa del giudizio del Tar, di non aumentare i prezzi dei prodotti e supporti su cui grava l'equo compenso; di fare in modo che i consumatori, al momento dell'acquisto degli apparecchi e dei supporti di cui si discute, siano informati e messi a conoscenza di quale sia la parte del prezzo direttamente imputabile all'equo compenso; di impegnarsi formalmente, nel caso in cui il decreto fosse annullato dall'autorità giudiziaria, a rimborsare i consumatori.
La causa del popolo dei consumatori si svolge, come per la tassa sulla ricarica dei cellulari, anche stavolta su internet: andate su Facebook - "Basta con i regali alla SIAE: blocchiamo il decreto Bondi ".