Venerdì, 24 Ottobre 2014 12:34

Argentina sull'orlo del baratro... ancora

Ormai ci siamo: dalla prossima settimana gli obbligazionisti che possiedono i bond argentini 2038 saranno in diritto di chiedere al governo sudamericano il pagamento anticipato dei titoli e i relativi interessi. E figuratevi le ricadute sul governo di Buenos Aires: l'ennesima batosta sul fronte dei mercati finanziari.

Due default - leggasi bancarotta - in meno di 13 anni, e questo sarebbe il terzo. L'Argentina, patria di tante generazioni ex italiane, potrebbe incappare in un ennesimo mancato rispetto delle scadenze di pagamento del debito sovrano.

A novembre, infatti, il governo potrebbe vedersi chiedere il pagamento anticipato dei 14 miliardi di dollari di bond 2038 (e relativi interessi) dovuti a settembre. A nulla è valso il fatto che appena un mese fa il governo di Buenos Aires abbia depositato 161 milioni di dollari presso un istituto argentino: gli obbligazionisti non sono stati pagati a causa del divieto imposto dalla sentenza di un giudice americano - Thomas Griesa - di pagare i creditori ristrutturati, senza il previo soddisfacimento anche di quelli dissenzienti. Finale, il termine di grazia di 30 giorni scade giovedì prossimo, poi i creditori avranno la possibilità di chiedere all'Argentina il rimborso anticipato e gli interessi non onorati.

A sentire Bank of America, lo scenario è più che possibile, come conferma l'apprezzamento dei cosiddetti PARS dell'1,2% sul mercato secondario negli ultimi tre mesi, quando i cosiddetti "discount bonds 2033" – quelli in default a fine luglio – hanno intanto perso il 5,5%. E' un segnale che i fondi starebbero speculando su un possibile rimborso anticipato, acquistando questi titoli, che oggi quotano intorno a 53.

Insomma, i 5,4 miliardi di PARS in dollari staccano una cedola annua del 2,5%, mentre gli 8,89 miliardi in euro staccano il 2,26% ed i 205 milioni in yen staccano lo 0,45%. E teniamo conto che i PARS in euro quotano attualmente intorno a 48,4: affinché scatti la richiesta da parte dei creditori, è necessario che venga avanzata dal 25% di ciascuna categoria, cioè davvero da tanti obbligazionisti, quanti siano in possesso di PARS per almeno 1,4 miliardi di dollari, di 2,22 miliardi di euro e di 52 milioni di yen rispettivamente.

Immaginiamo che questo scenario si concretizzi: per l'Argentina sarebbe un dramma sul fronte finanziario - la banca centrale dispone di riserve valutarie per soli 27,8 miliardi di dollari. E quindi la presidentessa, Cristina Fernandez de Kirchner, insieme al suo ministro dell'Economia Axel Kicillof, potrebbe comunque attendere che arrivi gennaio, in modo da attendere che arrivi ad un'intesa con i fondi dissenzienti vincitori della battaglia legale negli USA. A fine anno, infatti, scade la clausola RUFO posta sui bond ristrutturati nel 2005 e nel 2010, fatto che eviterebbe al Paese di dovere soddisfare le maggiori pretese da parte di chi ha accettato i due accordi di ristrutturazione del debito, in seguito al default di inizio 2002.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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