Mercoledì, 19 Febbraio 2014 13:00

annullata la ritenuta del quinto ai bonifici esteri

Dietro front del (ex) governo Letta: annulata la misura che prevedeva la ritenuta del quinto a tutti i bonifici esteri. Ultimo atto del delirio fiscale secondo Fabrizio Saccomanni: prima lancia un autogol e poi... lo annulla da solo. Ancora complimenti.

Giusto prima di chiudere il suo incarico da ministro, Fabrizio Saccomanni cede alle polemiche e chiede la sospensione del provvedimento che dal primo febbraio prevedeva l'annusa ritenuta per tutti i bonifici esteri, costringendo ciascun interessato a giustificarsi sulla provenienza dei denari.

L'Agenzia delle Entrate, su richiesta del ministro dell'Economia, con apposita comunicazione (reperibile sul sito ufficiale dell'Agenzia delle Entrate) ha formalizzato la sospensione dell'operatività della ritenuta, che quindi divenda non più dovuta.

Come sottolieato dal documento, "gli acconti eventualmente già trattenuti da intermediari finanziari sulla base della norma in oggetto saranno rimessi a disposizione degli interessati". Comunque, la maggior parte delle banche non aveva ancora preso alcuna iniziativa in quanto il quadro applicativo della misura era ancora velato di dubbi, quindi... tanto rumore per nulla: poco (o nulla) ancora fatto, poco (o nulla) finora da restituire.

Ma l'agenzia dice qualcos'altro: il dietro front è solo temporaneo, e la misura potrebbe tornare applicativa da luglio. Infatti, come ricorderete la ritenuta in questione lasciava al contribuente l'onere di dimostrare che le somme non avessero natura di "compenso reddituale" e che quindi erano esenti dalla trattenuta del quinto: la stessa misura che da febbraio scorso ne sanciva l'applicazione era subito finita sotto l'esame della Commissione Europea, mentre sul web si scatenavano petizioni online contrarie alla stessa, come pure da parte delle associazioni di consumatori, ADUSBEF e FEDERCONSUMATORI in primis.

Allora, perchè la misura è stata revocata? Le ragioni ufficiali, scritte nel documento dell'Agenzia delle Entrate, sono relative a "difficoltà applicative riscontrate dagli intermediari e dai contribuenti in ordine ai suddetti obblighi e alle necessarie implementazioni procedurali". Cioè, le banche non sapevano come applicare la norma. Vero, ma non è un problema insormontabile: basta scrivere norme chiare.

Secondo invece le fonti ufficiali del Ministero dell'Economia, i problema era inerente l' "evoluzione del contesto internazionale", con riferimento all'evoluzione "in materia di contrasto all'evasione fiscale cross-border, che ha subìto una forte accelerazione, attraverso la creazione di un modello di accordo intergovernativo per lo scambio di informazioni tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi, che fa ritenere ormai superata la disposizione che ha introdotto la predetta ritenuta alla fonte". Cioè, la norma era inutile quanto serrare i cancelli quando i buoi sono già scappati.

In finale, la verità potrebbe stare nel mezzo: decisamente complicato rendere applicativa l'annosa norma - non è facile per il fisco distinguere tra chi deve subire la ritenuta e chi no - e poi, in fondo, è anche decisamente inefficace per combattere gli investimenti illeciti all'estero. Ma soprattutto, le fonti ufficiali non lo vogliono ammettere esplicitamente, è una misura fastidiosa e controproducente: incentiva la fuga di capitali all'estero e ne disincentiva il rientro. Cioè, come già detto, è un autogol.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 703 volte