Giovedì, 30 Giugno 2016 09:21

ancora sul bail in: dalla Germania no ai salvataggi pubblici

Circa la sospensione del meccanismo del bail-in per salvare le banche italiane, intervenendo invece con soldi pubblici, la Germania dice "nein" e invita il governo Renzi a rispettare le regole comunitarie.

La Germania non concorda, anzi esprime disappunto verso il piano del governo Renzi per mettere al riparo le banche italiane dal rischio "bail in". Che ricordiamo essere il terribile meccanismo con cui le banche affette da ingente debito possono ricorrere man mano alle risorse dei propri correntisti (dalle obbligazioni subordinate fino ai conti correnti), uno scenario che nessun piccolo risparmiatore si augura.

Ebbene, ieri la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato essere contraria alla sospensione del bail-in proposta dall'Italia per dar tempo allo Stato di ricapitalizzare direttamente gli istituti di credito e proteggere i risparmiatori dalle perdite conseguenti l'attivazione del bail in: si parla di circa sei mesi.

Proprio no, la soluzione italiana non piace ai tedeschi: la Merkel afferma che non si possono cambiare le norme ogni due anni, invece bisogna solo rispettare quelle che già esistono. Addirittura, poche ora prima si era detto contrario alla sospensione del bail-in anche il consigliere esecutivo della BCE, il francese Benoit Coeuré, il quale di fronte a tali politiche temeva la fine dell’unione bancaria come l’abbiamo finora conosciuta. E conosciamo anche la risposta di Renzi:con le norme attuali, secondo il premier italiano, il Paese sarebbe comunque nelle condizioni di tutelare i risparmiatori.

Siamo rassicurati allora? Insomma, è bene che ognuno si faccia i suoi conti. Ricordiamo la direttiva comunitaria (BRRD, Bank Recovery and Resolution Directive, direttiva n.2014/59/EU) che ha indicato le pertinenti norme secondo le quali i salvataggi delle banche devono ricadere sulle spalle, progressivamente, di azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti senior e, come ultima spiaggia, dei correntisti per le giacenze al di sopra dei 100.000 euro, quantomeno per un importo complessivo non inferiore all’8% del passivo totale dell’istituto. La stessa norma prevede anche la possibilità per il governo del Paese di impedire che siano intaccati i conti dei risparmiatori laddove si ritenga che ciò creerebbe un rischio sistemico.

Letta così, dovremmo sentirci meno a rischio: d'altronde, la BRRD contiene una postilla secondo la quale l’applicazione del bail-in può essere eccezionalmente sospeso nel caso di destabilizzazione finanziaria anch'essa di natura sistemica. E non vi pare che lo scenario creato recentemente dalla BREXIT sia compatibile con tale clausola?

D'altro canto, non è facile attivare una norma europea in presenza del veto di Germania e della BCE: meglio attendere che costoro si ravvedano e cambino opinione. Oppure, qualora Roma dovesse decidere unilateralmente di lanciare il temporaneo paracadute di Stato, tipo creando un fondo pubblico ad hoc dove iniettare capitali a favore delle banche più bisognose di risorse, l'unione bancaria di fatto non esisterebbe più: i tedeschi, ed altri dopo di loro, potrebbero decidere a quel punto di remar contro qualunque tentativo di istituire una garanzia unica sui depositi, soluzione che sia Mario Draghi che Jean-Claude Juncker, rispettivamente il governatore della BCE ed il presidente della Commissione Europea, pensano sia la soluzione obbligatoria per armonizzare i diversi mercati nazionali del credito nell’Eurozona.

Nel frattempo, il governo di Matteo Renzi sta valutando l’ipotesi di tirar fuori dal cilindro 40 miliardi di euro per ricapitalizzare adeguatamente i nostri istituti, da spendere in tre modi diversi:

- inettando capitali nelle banche, coprendo quindi i buchi di bilancio derivanti da una minore valutazione del mercato dei crediti in sofferenza iscritti a bilancio al maggiore prezzo di carico

- sostenendo i prezzi di mercato delle sofferenze

- attuando entrambe le suddette misure.

C'è chi dice che siano già in corso trattative tra la Commisione Europea e l'Italia in tal senso: lo ammette il vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, secondo le sue stesse parole di martedì scorso. Ma da Palazzo Chigi è giunta una mezza smentita.

 

FONTE:https://www.investireoggi.it

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