Domenica, 26 Marzo 2017 10:15

amianto nelle ceramiche e sanitari degli italiani

E' davvero incredibile: dopo decenni si scopre che una fabbrica che produce i materiali per ceramiche e sanitari di mezza Italia ha continuato a smerciare i propri prodotti contaminati da amianto, in barba alla legge che, da tempo, vieta l'impiego di tale componente. E chissà nel frattempo in quanti si sono ammalati per ci, e quanti lo faranno in futuro. Leggiamo bene.

Un po' di tempo fa avevamo parlato in questo articolo di un titolare di una ditta che, colpito da procedimento per disastro ambientale a suo carico, ha continuato ad inquinare indisturbato.

Certo è difficile da accettare quanto segue, è chiaro. Ma ormai abbiamo imparato che quando si indaga, quando si fanno analisi in oggetti quotidiani talvolta spunta l'ombra di materiali tossici o cancerogeni. Come l'amianto.

Riassumiamo la vicenda, costellata non di illazioni, sospetti o articoli scandalistici, ma da decine di documenti degli organi inquirenti: da 25 anni una legge apposita ha vietato l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, epure un intero comparto produttivo italiano ha continuato a usarlo fino alla fine del 2016.

La cosa è emersa quasi per caso: nella primavera del 2015 un ispettore della ASL di Viterbo analizza i materiali in questione e trova tracce di amianto nei prodotti dell’azienda 'Minerali Industriali' di Gallese, nel distretto di Civita Castellana. Il produttore fornisce, pensate, il 70 percento delle ceramiche sanitarie italiane: lavabo, water, piatti doccia, bidet. Anche quelle da rivestimenti, come le piastrelle.

Analisi successive sempre della ASL e poi del Politecnico di Torino confermano: nell’impasto per ottenere la ceramica è presente la tremolite, un amianto tra i più pericolosi per la salute, in quantità altissime per i limiti di legge. Subito l’azienda viene sequestrata, in attesa della bonifica - ancora da fare. Della questione viene chiamata ad occuparsi la Procura di Viterbo, che quindi ha iscritto cinque persone nel registro degli indagati per violazione della legge sulla sicurezza sul lavoro.

A seguire, se ne interessa Alberto Zolezzi, deputato del M5S e medico ospedaliero specializzato nelle malattie dell’apparato respiratorio. Costui quindi porta la vicenda all'attenzione della commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, unitamente ad una nota, a inizio novembre, firmata da Massimiliano Siddi - sostituto procuratore di Viterbo - che riferisce: "Nel corso del procedimento è stata disposta la perquisizione di 56 ditte del distretto ceramico di Civita Castellana, utilizzatrici dei materiali lavorati e commercializzati dal sito 'Minerali Industriali' di Gallese, al fine di accertare se sussistesse contaminazione dei luoghi di lavoro e, conseguentemente, pericolo per i lavoratori esposti. Il 29 marzo 2016 il consulente tecnico ha concluso per la presenza di amianto nei campioni messi a disposizione".

Riassumendo: l’amianto è presente nei prodotti di una sessantina di aziende - su trecento presenti in quel distretto. Il quale produce per tutta Italia ed estero: calcolate voi la percentuale di prodotti contaminati. Ancora, in risposta all'interrogazione di Zolezzi nel luglio 2016, il governo ha informato che "gli approfondimenti in corso hanno riscontrato ulteriori indizi che coinvolgono altre aziende sul territorio nazionale impegnate nel settore". Ossia, come acquisito nel frattempo anche dagli inquirenti viterbesi, la ceramica con amianto è finita anche nel distretto di Sassuolo, il più importante d’Italia. Ma in Emilia al momento non risultano in corso inchieste o accertamenti di alcun tipo.

Sappiamo anche che l'impasto contaminato nel Lazio proviene dalle cave di estrazione della Sardegna: da lì arriva il feldspato di sodio contaminato. E', in dettaglio, una cava concessa alla ditta Maffei a Cuccuru Mannu, nel comune di Orani. Ovviamente, nella relazione tecnica che autorizza lo sfruttamento della concessione non si accenna all'amianto: evidentemente nessuno a fatto analisi per verificarne l'eventuale presenza.Pensate che la cava aveva una capacità estrattiva di 73 mila tonnellate di feldspato di sodio l’anno, venduto a circa 30 euro a tonnellata. Guarda caso, un prezzo basso di più della metà anche rispetto ai prezzi cinesi o indiani. Grazie a ciò, la ditta Maffei si garantiva ricavi da almeno 2,2 milioni l’anno.

La cava della ditta, a seguito di un'apposita indagine della Procura di Nuoro, è stata sequestrata, ma solo a fine settembre del 2016, ossia dopo oltre un anno dopo la scoperta da parte degli inquirenti dell’impasto contaminato nel Lazio. L’ipotesi è del reato di disastro ambientale.

A questo punto le indagini ed i passi della magistratura andranno avanti, ma il cerchio su chi ha fatto cosa per gli inquirenti è tutto sommato chiuso. Ma non per noi cittadini.

Già, perché tutti sappiamo che l’amianto è pericoloso se disperso e inalato. Ci chiediamo quindi se saremo potenziali vittime di questa vicenda o comunque a rischio. Perché nel frattempo certamente tale rischio lo hanno assunto, inconsciamente, i lavoratori che hanno partecipato al processo produttivo, ignari delle informazioni necessarie e dei relativi strumenti di sicurezza: chi ha lavorato all’estrazione, al trasporto, alla preparazione dell’impasto matrice - cioè la ditta 'Minerali Industriali' - ed infine alla lavorazione nelle aziende di ceramica. Sono tantissime persone.

E noi utenti? Sappiamo che il prodotto finito, un lavandino o una piastrella che sia, è pericoloso solo se non si rompe o si scheggia. Quindi le fasi critiche sono certamente l'installazione dei materiali a casa - i materiali, specie le piastrelle, sono tagliate a misura, quindi le particelle pericolose finiscono nell’aria e possiamo respirarle.

Alla fine di tutto, il rischio è per chi si occupa dello smaltimento: la ceramica alla fine arriva in normali discariche, mentre - contenendo materiali cancerogeni - andrebbe trattato come un rifiuto speciale, ossia mettendo in sicurezza sia il terreno che le falde acquifere collegate.

Questi sono aspetti che verosimilmente non colgono l'interesse dei magistrati, per cui la strada indagatoria è tracciata con nomi e cognomi, ma dovrebbe interessare le istituzioni a protezione dell'ambiente e dei lavoratori: che l’amianto sia pericoloso lo dice la legge, e la Costituzione aggiunge, semmai il concatto non fosse già intuitivo, che la tutela della salute dei cittadini è un dovere della Repubblica e chi la governa.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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