Lunedì, 24 Aprile 2017 09:19

agevolazione prima casa: non residente ma lavora in città

In caso di acquisto di immobile, l'agevolazioni fiscale di prima casa è fruita se siamo residenti nel Comune in questione: questo lo sappiamo già. Ma non solo: è fruibile anche se si lavora già nel Comune in questione, anche se non si è (ancora) residenti. Vediamo i dettagli.

Notevoli sono i vantaggi offerti dalla fruizione dell'agevolazione di prima casa all'atto dell'acquisto di un immobile: tanto per cominciare, prevedono la riduzione dell’imposta di registro. Ma anche di quella ipotecaria e di quella catastale: in tutto una discreta somma risparmiata. Per poterne fruire, la legge prevede che si debba trasferire la propria residenza nell’immobile acquistato entro 18 mesi dal rogito.

Ma non solo: in caso la propria residenza non viene trasferita, rimane il diritto ad usufruire dell'agevolazione in questione nel caso in cui si acquisti un immobile nel Comune in cui si svolge la propria attività lavorativa - addirittura, indipendentemente se è un'attività di natura dipenente o autonoma.

A norma di legge, infatti, tra le condizioni per poter fruire dell’agevolazione figurano le seguenti possibilità: a carico dell'acquirente (o acquirenti)

- si stabilisca la propria residenza nel Comune dell'immobile entro 18 mesi dal rogito dell'acquisto

- si svolga la propria attività lavorativa nel Comune in parola

- se trasferito per lavoro all’estero, si svolga attività lavorativa per un soggetto la cui sede è nel Comune in questione.

Per il terzo caso, facciamo un esempio: lavoriamo per la ditta Canistracci s.p.a. che ha sede a Roma, e per loro svolgiamo attività promozionale in Francia. Se abbiamo acquistato casa a Roma, ai fini italiani è come se lavoriamo a Roma: possiamo fruire dell'agevolazione per un acquisto di immobile su Roma.

Tipicamente, all’atto di acquisto dell’immobile il notaio ci prepara la dichiarazione con la quale ci impegniamo a stabilire entro 18 mesi nel Comune in cui è ubicato l’immobile la propria residenza. Ecco, c'è l'alternativa - in caso, ad esempio, non vogliamo o non possiamo trasferire tale residenza da altro Comune: sottoscriviamo la dichiarazione di svolgere attività lavorativa presso il Comune in cui l’immobile è ubicato, o per datore di lavoro che ha sede presso il Comune in oggetto mentre noi siamo inviati all'estero.

La dichiarazione, quale che sia quella che fa al caso vostro tra le tre suddette, sarà quindi rilasciata al momento della registrazione del rogito, pena la decadenza delle agevolazioni. Come infatti ha chiarito la Corte di Cassazione, non basta in atre parole che la prova di svolgere attività presso la stessa sede di acquisto dell'immobile venga fornita successivamente al rogito, magari entro i citati 18 mesi: va sottoscritta al momento del'acquisto e verificata dal notaio, il altre parole tale condizione deve sussistere già il giorno dell'acquisto (e non in un periodo immediatamente successivo). Altrimenti, addio agevolazioni.

Ancora: può succedere che il soggetto acquirente abbia dichiarato con il rogito di voler trasferire la propria residenza entro i 18 mesi dall'acquisto ma poi, per un motivo o per l'altro, tale cambio di residenza non avviene. Ebbene, qualora l'attività lavorativa si svolga comunque in tale sede, per poter comunque continuare ad usufruire delle agevolazioni riservate all’acquisto della prima casa, sempre secondo la Corte di Cassazione, dovrà dichiarare di svolgere attività lavorativa nel Comune in questione.

Attenzione: tale dichiarazione va resa tramite un atto integrativo del rogito prima della scadenza dei 18 mesi dall’acquisto. Ancora, in tale dichiarazione dovrà essere scritto che l’attività lavorativa in parola era svolta sin alla data del rogito.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

Letto 223 volte