Venerdì, 09 Maggio 2014 14:00

AGID, un altro carrozzone mangiasoldi

L'AGenzia per l'Italia Digitale è l'ennesimo, clamoroso carrozzone pubblico, uno dei tanti che il contribuente finanzia magari senza neanche saperlo, nella speranza che snellisca ed acceleri la funzione pubblica. Macché: ad oggi non ha realizzato che una percentuale miserrima dei propri obiettivi, ed ovviamente - avevate dubbi? - ha dilapidato soldi pubblici in appalti senza gara e stipendi favolosi ai soliti amici. Ma adesso ci pensa il ministro Madia...

L'AGID, AGenzia per l'Italia Digitale, per chi non lo sapesse è una struttura dello Stato creata dai recenti governi per snellire la Pubblica Amministrazione attraverso l'innovazione digitale, promettendo quindi ingenti risparmi in termini di tempi e modi di trattazione delle attività pubbliche e, non ultimo, risparmi di impiego del personale. Questa la teoria: per la pratica, continuate a leggere.

E' notizia freschissima che il ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, si appresta a ricevere dal presidente del Consiglio le deleghe necessarie per intervenire sulla vigilanza all'AGID, agenzia che incorpora il complesso delle funzioni per la digitalizzazione del rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Quella che, secondo il suo predecessore Francesco Caio, oggi amministratore delegato di Poste italiane, è "la vera riforma dello Stato" dal valore di, sempre parole sue, "non meno di 8-10 miliardi l'anno di minori costi della macchina pubblica" soltanto dando attuazione a fatturazione, fascicolo sanitario e pagamenti elettronici in luogo di pratiche manuali, lente e tramite operatore (l'impiegato).

E siamo sempre alla teoria. Mentre il primo, vero problema di cui dovrà occuparsi la Madia non è il grande progetto di innovazione digitale pubblica, per quello è stato detto e scritto tutto - la teoria appunto - ma lo stato dell'agenzia, che più prosaicamente molti chiamano carrozzone, finora sottoposta alla vigilanza di palazzo Chigi.

Cosa non va? L'agenzia, figlia di altri carrozzoni nati negli anni novanta, nei suoi due anni di vita ha combinato poco o nulla degli ambiziosi obiettivi con cui si sbracciavano i politici di turno, mentre ha buttati i soldi assegnati in modo non proprio efficiente. Mentre due sono le cose che le si chiedevano: essere utile e non sprecare il denaro dei contribuenti.

Veniamo ai numeri: secondo i documenti di bilancio, nel 2013 sono stati impegnati 272 milioni di euro: 252 sono un trasferimento straordinario della presidenza del Consiglio, il resto sono più o meno il costo corrente della baracca guidata da Agostina Ragosa, direttore generale ex Poste Italiane, chiamato all'agenzia dall'allora ministro Corrado Passera (guarda caso, ex Poste pure lui).

Secondo un dossier elaborato dalla commissione Trasporti della Camera, l'AGID è assolutamente improduttiva: dei 55 adempimenti previsti dai decreti "crescita", poi dal "crescita 2.0" e alla fine il "decreto del fare" di Enrico Letta, ad inizio marzo 2014 ne erano stati realizzati solo 17. Ancora, Montecitorio giudica che dei 38 adempimenti non ancora adottati, in 21 casi risulta già scaduto il termine per provvedere. Insomma, 21 obiettivi sono di fatto già insabbiati.

E non lo scopriamo solo ora: la precedente ricognizione in materia da parte della Camera , con dati aggiornati al 21 maggio 2013, già evidenziava che dei 47 adempimenti considerati solo 4 erano stati adottati, e per 19 casi risultava già scaduto il termine per provvedere. Insomma, il trend era già quello che vediamo oggi: l'agenzia oltretutto non ha rispettato i termini per presentare il bilancio di previsione e il rendiconto generale e si trova, dunque, in una situazione di sostanziale non operatività coatta.

Passiamo all'argomento soldi. A palazzo Chigi è arrivata una lettera del 10 aprile di quest'anno della Ragioneria Generale dello Stato in cui si evidenziano una serie di irregolarità interne all'agenzia del genere "assunzione ed assegnazione appalti a tutti i costi a favore di persone altamente sponsorizzate": un concorso e relative assunzioni portate a termine nonostante i revisori ne avessero chiesto il blocco, l'assunzione di un dirigente a dispetto di inidoneità della documentazione e dei soliti rilievi giuridici dei revisori, operazioni di affidamento diretto di forniture e attività che sembrerebbero effettuate in violazione delle procedure di evidenza pubblica. E la Ragioneria conclude: "Si prega di voler far conoscere le determinazioni che codesta amministrazione vigilante vorrà assumere in merito”: fate qualcosa insomma. Ma l'agenzia, finora, non ha dato al cun segno di reazione.

E parliamo di stipendi: nel bilancio 2013 al direttore generale dell'agenzia, la già citata Agostina Ragosa, viene assegnato il massimo stipendio possibile all'epoca - 311 mila euro - forse proprio in riconoscimento degli "eccezionali risultati" del baraccone da lei guidato. E lauti premi anche per i due dirigenti a tempo determinato – il sito dell'agenzia non rivela chi siano questi scienziati - che nel 2013 si sono divisi ben 595 mila euro. I fasti arrivano anche per i cinque dirigenti a tempo indeterminato, premiati con oltre centomila euro l'anno ciascuno (525 mila euro in tutto). In totale, solo le otto persone ai vertici dell'AGID costano un milione e mezzo di euro l'anno. Il resto del personale manco è citato nel sito, nè i nomi nè la numerosità, ma si sa che pesa per circa 6 milioni di euro l'anno.

Il conto non finisce qui: c'è anche il solito affitto che lo Stato paga per i propri uffici nei palazzi altrui: in sei mesi (a giugno 2013 si è trasferita nella attuale sede dell'EUR) sono stati pagato 128 mila euro di beni e servizi, 311 mila euro in attività di manutenzione, 204 mila per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e 150 mila in spese di trasporto, spedizioni col corriere e facchinaggio. La domanda è d'obbligo: ma la convenienza ad aver creato ed ora a mantenere un baraccone simile dov'è?

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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