Venerdì, 27 Luglio 2012 14:00

affitti in nero: l'affittuario denuncia e ci guadagna

Una legge recentemente introdotta fornisce all'affittuario che denuncia la situazione di "nero" la possibilità di godere di un affitto minimo per otto anni, oltrechè ovviamente tornare in un binario di assoluta legalità. E lo stato incassa le tasse altrimenti evase.

Il 7 giugno 2011 è entrata in vigore la legge 23, il cui articolo 3 consente agli affittuari in nero che denunciano il proprietario di casa di restare per ben otto anni (quattro più quattro di rinnovo automatico) in casa pagando un canone di locazione annuo corrispondente al triplo della rendita catastale (qualcosa come un decimo del valore di mercato). La legge forse non è notissima - a tutto vantaggio dei proprietari "furbetti" - fatto sta che è stata applicata alla lettera da coloro che la conoscono: un vero e proprio boom di ricorsi all’Agenzia delle Entrate.

Per gli affittuari tradotto in numeri significa risparmiare - in media - anche 750 euro al mese. In sostanza, per otto anni il canone di affitto si aggira intorno ai 100-150 euro. Nel complesso gli affittuari che si sono avvalsi della normativa hanno già risparmiato circa 8,2 milioni di euro. E intanto con questo sistema lo Stato ha incassato più di 900 mila euro prima evasi alle casse dell’Erario.

Ma Il locatore può mandare via l’inquilino? Dipende, e lui registra autonomamente - e con le ridottissime tariffe di cui sopra - il contratto prima di otto anni, allora diventa tutto in regola. Beh, umanamente non ci si può aspettare che i rapporti tra l’affittuario che ha registrato di sua iniziativa il contratto e il padrone di casa messo alle strette siano in seguito privi di ogni astio. E quando si vivono situazioni di questo tipo non è mai facile: non c’è collaborazione e ogni piccola problematica (anche ad esempio un danno di lieve entità in casa o una riparazione da fare) rischia di essere trascinata per le lunghe. Ma la legge parla chiaro: il locatore non può costringere l’inquilino a lasciare la casa e il canone agevolato dura fino ad otto anni.

Roma la città portabandiera della cosiddetta "rivolta degli studenti fuori sede": in particolare nelle zone universitarie di Tor Vergata, San Lorenzo, San Giovanni, Tiburtina e Tuscolana, nel 60% dei casi sono studenti fuori sede, spesso abituati a vivere in case sovraffollate a canoni altamente superiori alla media nazionale. Un business quello degli affitti agli studenti che sicuramente ha attratto molti proprietari di casa avidi e intenzionati ad ottimizzare il lucro anche a danno del comfort abitativo dell’appartamento (sono spesso case vecchie, arredate in maniera economica e private di spazi comuni come la sala da pranzo per ottimizzare il numero dei posti letto).

Più in generale, nel 40% dei casi invece la denuncia viene fatta da lavoratori fuori sede. Molto meno numerose le richieste avanzate da famiglie in affitto, forse anche per il timore di essere ricattati e costretti a lasciare l’immobile (anche se, lo ricordiamo, la legge tutela il denunciante per otto anni). Quando il proprietario di casa è ricorso al giudice per difendersi dalla denuncia, quest’ultimo in nove casi su dieci ha respinto la causa difendendo le ragioni dell’inquilino. Ovviamente quest’ultimo deve essere in gradi di provare, meglio se tramite bonifici mensili o intestazione delle bollette, di vivere nell’immobile considerato e di corrispondere per questo un canone di locazione mensile.

Ovviamente occorre vedere la questione anche dal lato del proprietario: talvolta si tratta di piccoli risparmiatori che con il canone di affitto a stento coprono la rata del  mutuo sulla casa (essendo gravati anche dalle tasse sulla locazione e dall’IMU sulla seconda casa). L’alternativa, illegale e non consigliabile ma statisticamente ancora molto diffusa, per non gravare economicamente troppo sugli inquilini è quella di trovare un “compromesso”: far pagare meno di affitto “risparmiando” sulle tasse. In queste situazioni la denuncia, sebbene legittima legalmente, viene interpretata come una sorta di voltafaccia: l'accordo iniziale non viene più onorato.

Talvolta ciò che è legale non sempre appare moralmente accettabile: come quando si tratta di denunciare l’evasione fiscale messa in atto da commercianti o liberi professionisti, spesso tra i contribuenti vessati dalla pressione fiscale scatta una sorta di solidarietà contro il “nemico comune” identificato con Equitalia e più in generale con lo Stato. Ma ricordiamo: coprire un evasore o comportarsi da tale significa inevitabilmente contribuire all’aumento delle tasse a carico dei contribuenti onesti.

FONTE: http://www.investireoggi.it

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