Venerdì, 20 Marzo 2015 18:52

acqua del rubinetto, quasi più cara di quella minerale

Secondo i conti dell'ISTAT, dal 2008 e 2013 la spesa media mensile effettiva a carico delle famiglie per l'acqua nell'abitazione principale è quasi raddoppiata.

La bolletta dell'acqua pagata dagli italiani è sempre più salata: l'ISTAT, ad appena due giorni dalla giornata mondiale dell'acqua organizzata dall'ONU per il 22 marzo, ha reso noto che tra il 2008 ed il 2013 la spesa media mensile effettiva sostenuta dalle famiglie per l'acqua nell'abitazione principale è aumentata del 74%, in dettaglio passando da 12,16 a 21,18 euro: quasi il doppio rispetto all'esborso sostenuto dalle famiglie per comprare l'acqua minerale - il cui costo è stato appunto nel 2013 in media di 11,42 euro, il 4,5% di meno dell'anno precedente.

L'ISTAT aggiunge: "La contrazione è legata principalmente a strategie di contenimento della spesa messe in atto dalle famiglie e a un'evoluzione dei comportamenti connessi agli effetti della crisi economica". Ai numeri, le famiglie che comprano l'acqua minerale in bottiglia sono circa il 60%, che quindi spendono, in media, 19 euro al mese. Con punte massime di 23,20 euro mensili. Di contro, non tutte le famiglie italiane ritengono meglio o più utile bere l'acqua del rubinetto: il 28% del totale (di fatto in calo rispetto al 40,1% del 2002) preferisce evitare di riempirsi il bicchiere al rubinetto. In maggior dettaglio, le aree in cui si preferisce acquistare l'acqua in bottiglia sono la Sardegna (il 53,4% delle famiglie), la Toscana (il 38,3% delle famiglie) e il sud Italia, con Calabria (48,5% delle famiglie) e Sicilia (46,2% delle famiglie). BEn poco il contributo delle province autonome di Bolzano (1,6% delle famiglie), Trento (2,5% delle famiglie) e in Valle d’Aosta (8,7% delle famiglie).

Ecco però un dato positivo: sono in miglioramento i giudizi sulla qualità dell'erogazione in casa. Numeri alla mano, nel 2014 solo l'8,6% della popolazione ha reclamato qualche irregolarità. Inoltre, è in aumento la quota di carichi inquinanti civili trattati negli impianti di depurazione di tipo secondario o avanzato, che già toccava il 57,6% nel 2012. Conclude l'ISTAT, Rispetto al 2008 si misura un leggero incremento di tale fattore al Nord e al Sud, mentre è in calo nel Centro. A livello regionale, troviamo forti differenze: la provincia di Bolzano depura il 98,2% dei reflui civili, il Piemonte il 70,9%, l'Umbria il 70,2%. Fanalino di coda per la Sicilia (40,4%), il Friuli-Venezia Giulia (47,9%), il Veneto (48,8%) e le Marche (49%).

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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