Mercoledì, 26 Luglio 2017 12:00

abolizione dei vitalizi: tutta una sceneggiata?

Ieri abbiamo assistito all'approvazione alla Camera del testo che riduce i vitalizi ai parlamentari: orgoglio per il firmatario, il democratico Matteo Richetti, giubilo per i grillini che ne rivendicano la paternità. Ma davvero si chiude il capitolo vitalizi per la casta? O è tutta una sceneggiata per far contento il 'popolo bue' e alla fine non cambiar nulla?

Dopo aver sorriso alle farneticazioni del senatore Razzi sull'argomento in questo articolo, facciamo il punto su quanto successo alla Camera nella giornata odierna.

Lo strombazzano tutte le emittenti: la proposta di legge firmata Richetti ha avuto il via libera della Camera con larga maggioranza (348 sì, 17 no). Stando al testo presentato, sarebbero quindi  (il condizionale è d'obbligo) ricalcolati secondo il metodo contributivo gli assegni vitalizi di 2.600 ex parlamentari. Prima di esultare, comunque, per diventare legge attendiamo l'analoga votazione (speriamo dall'analogo esito) al Senato.

Le forze politiche verso tale provvedimento si sono chiaramente schierate a Montecitorio: PD e Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d'Italia con Sinistra Italiana hanno globalmente detto sì, mentre i centristi (essenzialmente, Alleanza Popolare di Angelino Alfano) hanno votato contro e Forza Italia non ha voluto partecipare al voto finale perché - a detta loro - è una legge incostituzionale.

Vediamo meglio cosa prevede tale proposta di legge. Il testo firmato Matteo Richetti prevede l'abolizione per parlamentari e consiglieri regionali degli attuali vitalizi e, invece, l’estensione agli stessi del trattamento previdenziale oggi previsto per i lavoratori dipendenti, ossia il metodo contributivo che per tutti noi 'comuni mortali' vediamo mensilmente applicato.

Il testo ha fatto ingresso a Montecitorio con ambizione di essere retroattivo anche "ai trattamenti previdenziali in essere, compresi i vitalizi attualmente percepiti che vengono definitivamente aboliti": per i parlamentari che hanno già cessato il mandato - pensiamo a Gerry Scotty o a Cicciolina - e che attualmente beneficiano della rendita vitalizia, si dovranno aggiornare i calcoli secondo appunto il meno generoso sistema contributivo: entrambi gli esempi hanno versato una sciocchezza di contributi (sono stati onorevoli per un tempo ridicolo) e quindi il loro vitalizio diventerà (finalmente) analogamente scarso. Come per qualunque dipendente, verrebbe da dire: poco versi di contributi, poco prendi di pensione. 

Ricordiamo per buona memoria che oggi non si decide di abolire i vitalizi: sono stati già aboliti nel 2012, ricorderete, ma solo per i nuovi eletti: i parlamentari diventati ex prima di quella data continuavano infatti a percepire gli assegni 'da prima Repubblica', e proporzionalmente coloro che hanno esercitato un mandato prima del 2012 e sono rimasti attivi in carica (o con rielezione) dopo tale data vedono applicato il calcolo in parte sulla quota di assegni vitalizi maturata al 31 dicembre 2011 ed in parte sulla quota calcolata con il nuovo sistema contributivo.

Insomma: il testo Richetti riscrive le suddette norme, nel senso che vuole far cadere la mannaia del metodo contributivo anche agli ex parlamentari. Ambizione morta subito, ancor prima di votare: un emendamento della commissione alla proposta di legge in questione, approvato dalla Camera, ha fatto slittare alla prossima legislatura l’applicazione per la pensione dei parlamentari dei criteri anagrafici previsti dalla legge Fornero (ossia, l'aumento dei requisiti anagrafici richiesti per l'accesso all’assegno mensile: fino a ciò, il trattamento previdenziale corrisposto agli ex parlamentari inizia al compimento del sessantacinquesimo anno di età).

L'emendamento, ora è chiaro, di fatto ridimensiona del tutto le ambizioni di populismo sbandierate da Richetti: il vicepresidente della Camera, il grillino Luigi Di Maio, ha subito presentato in aula un emendamento - subito bocciato - per applicare invece la legge Fornero a tutti i parlamentari della Repubblica. Alché, Di Maio ha commentato: "La casta del PD si tiene la pensione privilegiata: il PD ha votato contro per tenersi il privilegio: vogliono che venga applicata dopo le elezioni. A loro no".

Addirittura, è stato approvato nella stessa mattinata anche un emendamento che cancella l'articolo 5 del testo proposto, che originariamente prevedeva la creazione all'INPS di un’apposita gestione separata delle risorse destinate al trattamento previdenziale dei parlamentari. Invece, l’erogazione degli assegni resta gestito direttamente dal Parlamento. Come dire: gli affari nostri ce li curiamo da soli.

Poi, una nota importate: un ulteriore emendamento alla proposta di legge esplicita chiaramente che il ricalcolo interamente su base contributiva dei vitalizi dei parlamentari non potrà "in nessun caso essere applicata alle pensioni in essere e future dei lavoratori dipendenti ed autonomi". Ciò risponde ai tanti timori sollevati da esponenti dell'opposizione sul sospetto che il ricalcolo dei vitalizi possa costituire un pericoloso precedente per intaccare i trattamenti previdenziali già in essere per milioni di comuni cittadini andati in pensione in regime retributivo o misto.

In tutti i casi, la contrarietà dei centristi e di Forza Italia è netta: secondo il capogruppo Renato Brunetta, "Il PD si sta intestando un abominio". Fatto sta che l'ordine di scuderia di FI è quello dell’astensione dal voto e non il voto contro: meglio astenersi che apparire una forza pro - casta.

Ma allora, se di fatto per i parlamentari non cambierebbe nulla - ammesso che la proposta di legge passasse al vaglio del Senato - cosa cambierebbe davvero? Ebbene, cambiano le norme previdenziali per i consiglieri regionali, verso cui finalmente si estende il meccanismo del sistema contributivo e l'applicazione della legge Fornero. Ed è proprio si questo punto che grava il timore che la norma venga giudicata dalla Consulta incostituzionale. Secondo il malizioso Brunetta, infatti, la legge è scritta in modo incostituzionale proprio per questo: racimolare subito applausi dal popolo credulone, tanto poi alla fine la Consulta boccerà tutto.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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