Venerdì, 29 Marzo 2013 13:00

a rischio di licenziamento se pausa caffè troppo lunga

Il dipendente si allontana dal posto di lavoro per l'italianissima "pausa caffè". Magari incurante del fatto che lavora allo sportello e c'è già la fila di gente che attende di essere servita. La Cassazione ha stabilito che in questo caso ci sono gli estremi per procedere a licenziamento.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha stabilito che il licenziamento disposto nei confronti di un dipendente che si allontana dal posto di lavoro per una pausa caffè è legittimo nel caso aggravante in cui la sua assenza produce vistosi rallentamenti all'attività lavorativa.

Ovviamente non parliamo di pubblico, ma di privato: la questione infatti nasce da un contenzioso tra la banca di Credito Emiliano e un impiegato che si era allontanato dal posto di lavoro per andare al bar, incurante della presenza di ben quindici clienti in fila. Una scenetta che - scommettiamo - tanti avranno visto o vissuto in situazioni simili.

Ricostruiamo la storia. Nel 1998 il dipendente era stato sottoposto a licenziamento perché si era rifiutato di effettuare un'operazione complessa, comunque entro le sue attribuzioni, richiesta espressamente da un cliente; poi, dopo appena sei giorni, aveva lasciato cassa aperta e soldi incustoditi mentre era andato al bar senza registrare l'ultima operazione. Una volta reintegrato, la questione è stata sottoposta al giudizio della Corte di Cassazione, secondo la quale "la giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, deve essere apprezzata con riguardo non soltanto all'interesse patrimoniale della datrice di lavoro ma anche alla potenziale lesione dell'interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito".

Insomma, gli Ermellini danno ragione al Credito Emiliano che aveva licenziato il dipendente. Si tratta infatti di un comportamento negligente di un cassiere di banca che, incurante della fila di quindici clienti in attesa, lascia la cassa aperta per andare in pausa caffè e definisce senza rilievo l'esistenza della prassi aziendale invocata dal lavoratore, poiché non incide sulla valutazione della negligenza della condotta accertata in secondo grado.

La posizione del cassiere dipinto in questo caso era davvero indifendibile. Ma quante di queste situazioni si applicano al contesto pubblico? O magari ad un contesto formalmente privato ma praticamente pubblico, in quanto relativo a società partecipate interamente dallo Stato in cui il lavoratore non si è neanche accorto di far parte di una S.p.A.? Parliamo delle Poste Italiane, ovviamente...

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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